La crisi pandemica e il rilancio dell’economia UE dopo un quinquennio di reattività

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Introduzione
Fortunatamente sono ormai un ricordo, anche se indelebile, le tappe dei principali provvedimenti sanitari, normativi e finanziari per il rilancio dell’economia, adottati per affrontare l’emergenza pandemica da Covid 19. Limitandoci alle iniziative intraprese dagli Stati membri dell’Unione Europea e in particolare dall’Italia, è ben noto, infatti, quali conseguenze abbia comportato la diffusione del virus e in quale misura abbiano reso indispensabile governare con efficienza organizzativa ed efficacia finanziaria e gestionale la crisi post pandemica, che ha provocato un evidente rallentamento dei consumi, con la conseguente riduzione degli investimenti.
Tutti abbiamo avuto modo di apprezzare l’impegno delle Istituzioni nazionali nell’individuare e coordinare le fondamentali misure di sostegno, soprattutto di politica economica, indispensabili al superamento di una crisi epocale, per il ritorno alla normalità.
Un capillare supporto per gli interventi di prima necessità ha consentito di garantire l’adozione di provvedimenti mirati, primi fra tutti i rimedi cautelativi alle principali esigenze di tipo sanitario, per dare continuità a servizi, lavoro e attività quotidiane in genere, indispensabili non soltanto per la popolazione, ma anche per le attività produttive, commerciali ed economiche
Ne tracciamo di seguito un sommario resoconto.

Il Green Deal UE
Il Green Deal – progetto, o meglio Piano Verde dell’Unione Europea – è il programma finanziario europeo, che si può configurare in una dichiarata e diffusa disponibilità di uno stanziamento di capitale pubblico, calibrato in modo da potersi adattare alle diverse necessità dei singoli Paesi per debellare le conseguenze della crisi economica, con la realizzazione delle opere essenziali previste ai fini sopra indicati. Operosa iniziativa, che in qualche modo richiama l’attenzione sul New Deal, a cui diede la luce negli Stati Uniti l’intraprendenza del Presidente Franklin Delano Roosvelt, per portare a soluzione la grave crisi economica che aveva colpito il Paese nel 1932, attuando audaci misure nel campo economico, finanziario e sociale
Ricerca o studio, finalizzati ad accrescere l’attenzione alla natura, all’ambiente, che, purtroppo da ormai qualche decennio di verde mantiene a fatica soltanto il colore. In nome dello sviluppo, la concentrazione delle aree “occupate” dalle attività di agricoltura intensiva, che nei decenni è progressivamente aumentata e ha soppiantato quella di sussistenza; d’altra parte, questa tendenza, annovera tra le poche alternative ormai possibili un crescente e sbrigativo cambio della destinazione urbanistica delle aree verdi, privilegiando l’aumento di aree a urbanizzazione intensiva.
Se poi, allo sviluppo urbanistico-territoriale associamo la cornice di un prevedibile incremento delle problematiche correlate al trattamento e smaltimento dei rifiuti, la completezza del quadro immaginato trova riscontro in numerose aree, soprattutto periferiche delle città metropolitane. Ed è inevitabile che trattando tematiche ambientali occorra valutare le implicazioni che nascono in funzione dell’assetto urbanistico del territorio.
D’altra parte, la Commissione Europea già dal 2019 aveva avviato un progetto, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica attraverso la salvaguardia dell’ambiente, la transizione verde appunto. Un cambiamento, dunque, con l’attenzione e la ricerca di interventi concentrati su: energia, trasporti, industria, agricoltura, comprendenti processi legati a queste attività interferenti con l’ambiente e il clima, così come la valutazione dei supporti finanziari necessari per garantirne il corretto funzionamento e la sostenibilità.
Poi è arrivata la pandemia…

Next Generation EU
Nella scala delle priorità, l’impegno dell’Unione Europea si è concretizzato mettendo in atto una serie di strumenti operativi di natura finanziaria che, dai primi mesi del 2020, ha consentito di rendere tangibili i segnali di una vicina ripresa per i Paesi del continente dalle difficoltà contingenti, che hanno colpito la popolazione a causa dell’emergenza pandemica.
La prima risposta successiva agli aiuti urgenti ai Paesi europei non poteva che essere individuata nella ricerca di misure efficaci di natura economica, per agevolare investimenti da parte dei Governi nazionali, con l’obiettivo di neutralizzare le perdite economiche generatesi all’avvio della crisi. I fenomeni scatenanti e i principali effetti hanno colpito tutti gli ambiti della quotidianità e richiesto principalmente interventi che hanno interessato i settori legati alla sanità e all’ambiente, determinando ostacoli diffusi nelle attività lavorative in genere; quando, addirittura, non è stato necessario uno stop assoluto, ad eccezione dei servizi essenziali. Ma, tutto ciò, grazie all’impegno profuso, non ha impedito l’introduzione di meccanismi operativi per superare la fase emergenziale e garantire il ritorno alla normalità.
Alla prima iniziativa è stato assegnato l’evocativo attributo di Next Generation EU (NGEU), strumento necessario di natura finanziaria, reso disponibile ai Paesi membri dell’Unione, con il tangibile obiettivo della fruibilità di risorse economiche, per effettuare investimenti atti a favorire la ripresa, colmando le perdite e potenziando il rilancio delle attività economiche. Concreta e tempestiva, nel conseguire le finalità costitutive dell’UE, l’iniziativa si configura in uno strumento finanziario in grado di contribuire concretamente alla ripresa di uno sviluppo economico dell’Unione Europea più forte e resiliente. Con un ammontare di 806,9 miliardi di euro, lo stanziamento temporaneo di fondi inseriti nel bilancio 2021-2027 dell’Unione, il NGEU è stato deliberato dal Consiglio europeo il 21 luglio 2020 a favore degli Stati membri, a cui correva l’obbligo di ratificarne la decisione e approvarne le modalità di utilizzo. Con il NGEU si concentra l’attenzione sui principali settori dell’economia, per la valorizzazione delle risorse finanziarie stanziate, ponendo in primo piano le finalità concernenti i temi ambientali, lo sviluppo tecnologico, la stabilità economico-sociale e l’equità.
Con la presentazione del proprio NGEU da parte di ciascuno Stato entro il 30 aprile 2021 e l’approvazione entro tre mesi da quella data, ha preso il via il primo e più consistente veicolo attuativo del finanziamento, tramite l’utilizzo dei fondi stanziati, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. L’erogazione dei fondi, subordinata naturalmente all’approvazione del PNRR, è stata regolamentata da parte della Commissione, prevedendo il versamento del 70% dei fondi nazionali entro il 2022 e il saldo del 30% da erogare entro il 2030, con una elasticità di spesa da esercitare fino al 2026.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
Può essere considerato lo strumento evocativo delle iniziative realizzate per la ripresa economica post-pandemica, quando si ricorda l’auspicato e concreto ritorno alla normalità del vivere quotidiano, grazie al programma di interventi di portata e ambizioni inedite, avviato dal nostro Paese nell’ambito delle opere pubbliche, su cui ci siamo soffermati diffusamente nei precedenti numeri del nostro periodico1.
Una meritevole iniziativa promossa dal Consiglio dell’Unione Europea, ad ampio raggio d’azione e molto apprezzata, che abbiamo seguito con interesse, illustrando gradualmente, di pari passo con l’attuarsi del programma di interventi elaborato e coordinato dalla Commissione Europea, evidenziandone i provvedimenti orientati allo sviluppo, attraverso progetti realizzati in diverse aree di intervento. Il PNRR si avvale dell’89,7% del finanziamento NGEU, che comprende un impegno di spesa pari a 723,8 mld di euro, di cui 358,8 mld di euro, il 49,57%, sono prestiti, mentre 338 mld di euro, il 46,7%, sono sovvenzioni. Originariamente costituito da 6 Missioni, che ne identificano i traguardi da raggiungere e gli obiettivi da valutare, grazie all’utilizzo dei finanziamenti, il suo spazio d’azione si incrementa con le semplificazioni procedurali introdotte dalla legge 143/2024, che integra il Piano con la Missione 7 RePower EU.
Il criterio adottato si fonda sull’ampliamento della produzione green in ambito pubblico e anche sull’incentivazione in ambito privato, in funzione del potenziamento degli impianti alimentati da fonti rinnovabili; anche attraverso forme di aggregazione, come l’adesione alle Comunità Energetiche Rinnovabili per la produzione e condivisione dell’energia. Tra le linee di indirizzo è previsto inoltre che ogni piano nazionale debba includere il 20% di spesa per il settore digitale.


1 Articoli sul tema PNRR pubblicati in precedenza: n. 4/2020, Covid 19, crollo dell’economia e Piano di rilancio europeo; n. 4/2022, PNRR, la premessa per un cambiamento epocale dell’UNIONE EUROPEA; n. 1/2023, PNRR, programma di portata e ambizioni inedite; n. 3/2024, PNRR Prospetto nuovi risultati raggiunti.


Le Missioni sottese agli obiettivi del PNRR

I primi risultati raggiunti
L’obiettivo di questo sommario excursus si può riassumere, anzitutto, nella opportunità di ricordare un passaggio storico, caratterizzato dalla capacità delle istituzioni coinvolte di far fronte alle emergenze la cui diffusione coinvolge la popolazione di intere aree continentali: di apprezzare e fare affidamento sulla capacità di individuare soluzioni positive, concrete e produttive dalle situazioni difficili, complesse o addirittura catastrofiche; ma, soprattutto, di ricavare un valore dalla condivisione, ingrediente principale per la concretizzazione delle idee. Nel complesso, si è trattato di un impegno gravoso, ma il Green Deal esprime la consapevolezza di affrontare un’emergenza, che si è tradotta nell’assicurare i presidi sanitari e gestire gli aiuti necessari per superare le difficoltà connesse alla situazione dal punto di vista sanitario, sia per gli aspetti economici e sociali dell’attività quotidiana dovuti alla pandemia, sia, al tempo stesso, per favorire la ripresa delle attività produttive, commerciali, di servizio e sociali in genere.
In un contesto così difficile, efficace si è rivelato l’apporto di una dotazione economica da parte della Commissione Europea, per consentire ai Paesi membri di erogare finanziamenti pubblici e attuare una riduzione delle imposte. Così come efficaci sono stati i solleciti ed efficienti interventi previsti nel piano messo in campo per la campagna di vaccinazione che, nei casi in cui non fosse necessaria la chiusura delle attività, comunque ha inciso sulle abitudini di vita di tutti i giorni.
A questo proposito, occorre ricordare come il ruolo assunto dal programma europeo sia stato altrettanto indispensabile e determinante per favorire la ripresa economica, attraverso le strategie operative delineate a livello centrale e applicate con le opportune cautele su scala europea. Il sostegno finanziario, infatti, reso disponibile attraverso la BCE, ha consentito di garantire le disponibilità necessarie, a condizioni vantaggiose per gli Stati membri, sia per soddisfare le esigenze di liquidità, sia per le necessità quotidiane delle famiglie e per il sostegno alle imprese, soprattutto alla ripresa dell’attività produttiva. 

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