Marta Marzotto, la “nuvola bionda”
Marta Marzotto, Mario Bellini e Vittorio Camerini a Zola Predosa,
Palazzo Albergati. Foto di Vittorio Camerini
Conobbi Marta Marzotto in occasione della “Mostra Bella”, che avevo creato a Bologna nel Palazzo Albergati di Zola Predosa.
I più prestigiosi gioiellieri avevano partecipato, dando lustro a una città che in quell’ambito non aveva mai “brillato” e la visita di Marta, con la sua esuberante personalità, il suo look sempre festoso, il suo aperto sorriso, contribuì ad accrescere l’entusiasmo per l’evento.
Con lei, curiosa e interessata a tutto, ci soffermammo sull’architettura del palazzo, una delle residenze di campagna più prestigiose del territorio bolognese, voluta dal Marchese Girolamo Albergati Capacelli, ambasciatore di Bologna a Roma, nella seconda metà del secolo XVII.
L’edificio, progettato dall’arch. Bonifacio Socchi e circondato da un parco di otto ettari caratterizzato da maestosi alberi secolari, presenta un aspetto rigoroso e austero, ma, al suo interno, accoglie il visitatore in grandiosi spazi barocchi, ideati dallo scenografo Giacomo Monti (formatosi nella bottega di Agostino Mitelli). Gli affreschi di scuola emiliana e di genere illusorio arricchiscono i saloni con leggiadre boscherecce e i soffitti a volta raccontano episodi mitologici interpretati dalla mano di pittori come il Bigari, il Colonna e altri, appartenenti all’importante momento della scuola pittorica del barocco bolognese.
Entusiasmare Marta Marzotto al racconto degli spettacoli teatrali che gli Albergati, come era uso all’epoca, offrivano ai loro ospiti non fu difficile, come non fu difficile immaginare i soggiorni che in queste sale trascorsero personaggi come Carlo Goldoni e Vittorio Alfieri.
In questa atmosfera che suggerisce racconti di storia, ma anche della mondanità di un’epoca, la curiosità della mia ospite fu poi attratta dalla esposizione dei magnifici gioielli che venivano esposti in mostra.
Ricordo che la sua attenzione fu catturata in particolare da alcuni sontuosi e unici esemplari, ornati da preziosissimi smeraldi, che erano appartenuti all’attrice americana Merle Oberon e che sicuramente anche Marta avrebbe saputo indossare con grande disinvoltura!
Con lei ebbi altre occasioni di incontro, in particolare alle mostre che per sei anni creai per Faenza, offrendo al visitatore percorsi dedicati alle opere di grandi artisti del passato come i ceramisti del Rinascimento italiano e non solo, fino ai grandi artisti contemporanei o del recente passato come Duilio Cambellotti, Pablo Picasso, Joan Miro, Enrico Baj, Sebastian Matta, Ugo Nespolo, Alberto Burri.
Marta, raffinata ed elegante, era l’interprete di un evento che aveva richiamato nella città di Faenza, già dal rinascimento capitale mondiale della ceramica, studiosi e appassionati provenienti non solo dall’Europa ma anche dall’America e dal Giappone.
Affascinata dalle preziose ceramiche del Rinascimento, con i loro colori ricchi e smaglianti, istoriati con racconti di mitologiche divinità, era affascinata anche dalle opere degli importanti artisti della nostra epoca, a cui si avvicinava con il piacere della conoscenza, essendo stata per lungo tempo musa ispiratrice del pittore Renato Guttuso, che la ritrasse in numerose sue opere: Melancholia nova, Ritratto di Marta, Nudo femminile e altre, dedicandole l’appellativo di “nuvola bionda”.
Marta Marzotto, nota per la sua relazione sentimentale col pittore Guttuso iniziata verso la fine degli anni ’60 e conclusasi dopo circa vent’anni, era sposata al conte Umberto Marzotto, importante industriale tessile dal quale divorziò nel 1986, pur mantenendone il cognome.
A forgiare il carattere volitivo e determinato di Marta furono gli anni più duri della sua vita. Dopo essere stata affidata, fino ai tre anni, alle suore che gestivano un brefotrofio a Reggio Emilia, Marta Vacondio (cognome del padre) si ricongiunse alla madre Alma, assieme alla quale, nella prima giovinezza, lavorò duramente come mondina.
Entrata poi come apprendista in una sartoria, la sua provocante avvenenza, unita alla tenacia e al desiderio di uscire da una vita povera, le consentirono di avvicinarsi al mondo della moda. Come indossatrice posò per la rivista femminile Marie Claire.
Fu in questo ambiente che a diciannove anni conobbe il Conte Marzotto a cui andò in sposa dopo due anni.
La sua personalità, prorompente e gentile a un tempo, intelligente e libera e il matrimonio con Marzotto furono il passepartout per entrare a far parte di quella società ben lontana dalle sue origini e nella quale non ebbe difficoltà a primeggiare, entrando in contatto con il mondo artistico e culturale della capitale nei cui salotti poté conoscere e frequentare Alberto Moravia, Salvatore Quasimodo, Alberto Arbasino, Lucio Magri.
Visse appieno i suoi amori con Renato Guttuso e con il politico e intellettuale Lucio Magri, relazioni che furono vissute, anche contemporaneamente, fino al 1986, quando si esaurirono.
I suoi legami con Renato Guttuso la portarono, in seguito alla morte di questo, a un contrasto legale con il figlio del pittore causato dalla pubblicazione da parte di Marta di alcuni disegni che l’artista le aveva dedicato.
Il travaglio giudiziario si concluse con una assoluzione giudiziale a favore di Marta. Creatrice di moda e di gioielli sontuosi, Marta ha saputo animare i salotti cortinesi e le trasmissioni televisive, sempre solare e provocante, mai irrispettosa.
Si cimentò anche nel mondo della narrativa, con libri come “Smeraldi a colazione” o “Le mie sette vite” o “Una finestra su Piazza di Spagna”.
Marta, il cui cognome paterno era Vacondio (si potrebbe leggere “Va con dio” e parrebbe uno dei tanti cognomi legati a concetti di abbandono in uso presso i brefotrofi, come ad esempio Diotallevi o Sperandio), continuò, anche dopo il divorzio, a fare uso del cognome Marzotto, che tante porte le aveva aperto! ■
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