Professionisti tecnici senza tutele
Responsabilità solidale, coperture assicurative obbligatorie ma non garantite, incertezza sui termini di prescrizione. Sono solo alcune delle contraddizioni normative che pesano oggi sulle spalle dei liberi professionisti dell’area tecnica. Architetti e Ingegneri, chiamati a progettare e dirigere lavori in ambito pubblico e privato, in un sistema che impone doveri e responsabilità ma non fornisce adeguate garanzie di tutela.
A mettere a fuoco queste criticità uno studio approfondito sulla responsabilità civile dei tecnici, curato dall’avvocato Giuseppe De Carlo per la Fondazione Inarcassa. L’analisi restituisce un quadro fortemente sbilanciato, in cui i professionisti si trovano esposti a rischi elevati, anche quando le problematiche derivano da fattori estranei al loro operato. Da questa fotografia nasce l’iniziativa della Fondazione Inarcassa che formula una serie di proposte normative con l’obiettivo di riequilibrare il sistema delle responsabilità e rafforzare la certezza del diritto. Interventi mirati che puntano a una distribuzione più equa degli oneri tra i diversi attori coinvolti nel processo edilizio, a tutela tanto del professionista quanto della qualità delle opere realizzate.
Il contesto di partenza
Lo studio prende le mosse dal presupposto secondo il quale sebbene il settore della progettazione e direzione lavori sia cruciale, il quadro normativo attuale esponga i professionisti a responsabilità eccessive e sproporzionate. In particolare, si evidenzia l’assenza di una netta distinzione tra le responsabilità imputabili al progettista o direttore dei lavori e a quelle proprie dell’impresa esecutrice. Tale mancanza espone i professionisti a rischi sproporzionati rispetto al loro effettivo ruolo nell’esecuzione dell’opera.
L’analisi, condotta con approccio rigoroso e puntuale, esamina i profili giuridici della responsabilità civile degli architetti e degli ingegneri, nell’ambito dei contratti di appalto, sia pubblici che privati. Particolare attenzione è rivolta a quei professionisti che operano nel settore privato o come consulenti esterni delle stazioni appaltanti, soggetti a una significativa esposizione patrimoniale nel caso in cui arrechino danni a terzi nell’esercizio dell’attività professionale. Un focus specifico è dedicato alla responsabilità solidale e ai meccanismi assicurativi di tutela, con una mappatura aggiornata delle principali tipologie di coperture presenti sul mercato, inclusa la polizza decennale postuma. Questi temi assumono un’importanza strategica in un contesto in cui le esigenze di garanzia, trasparenza e affidabilità nei confronti dei tecnici si fanno sempre più stringenti.
Le principali criticità Una delle criticità che appare più evidente riguarda la necessità di fare chiarezza sul regime della responsabilità. L’assenza di una netta distinzione tra la responsabilità del professionista e quella dell’impresa appaltatrice ha generato nel tempo una situazione di profondo squilibrio. Troppo spesso, in sede giudiziaria, il progettista, il direttore lavori o il collaudatore si trovano a rispondere in solido con l’impresa costruttrice per difetti dell’opera, anche quando questi siano chiaramente riconducibili a errori di esecuzione o a scelte operative di cantiere che esulano dalle sue competenze. 
Ulteriori criticità riguardano i termini di prescrizione e decadenza della responsabilità professionale. Le attuali disposizioni del Codice Civile non offrono riferimenti temporali certi, lasciando i professionisti esposti al rischio di azioni di responsabilità anche molti anni dopo la conclusione dell’incarico. L’attuale legge sull’equo compenso, che pure ha rappresentato un primo passo in avanti, prevede purtroppo ancora dei limiti applicativi.
Le conseguenze di queste distorsioni – si legge nello studio – sono rilevanti e colpiscono direttamente la sostenibilità economica dell’attività professionale. L’incremento dei premi assicurativi, la difficoltà nel reperire coperture realmente adeguate, il rischio di contenziosi prolungati e la responsabilità solidale con soggetti che rivestono ruoli ben più ampi nell’esecuzione dell’opera stanno inoltre determinando una progressiva riduzione del numero di liberi professionisti disposti ad assumere incarichi di progettazione e direzione lavori. Una tendenza che rischia di avere ricadute sull’intero settore delle costruzioni.
Le proposte della Fondazione Inarcassa
Da questo scenario nascono le proposte della Fondazione focalizzate su interventi normativi chiave. Il primo nodo è quello della responsabilità solidale, in tal senso la richiesta è quella di modificarne la normativa di riferimento (articolo 1669 del Codice Civile) per limitare la responsabilità del professionista ai soli errori di progettazione o direzione lavori dovuti a dolo o colpa grave, escludendo ogni forma di corresponsabilità con l’impresa esecutrice. Inoltre, il committente potrà agire nei suoi confronti solo dopo aver esaminato l’appaltatore e gli altri soggetti responsabili della realizzazione dell’opera. Questo approccio secondo la Fondazione garantirebbe una ripartizione più razionale delle responsabilità, evitando che il progettista diventi il soggetto più esposto al rischio di contenziosi.
Sempre in materia di responsabilità l’altro punto da modificare fa riferimento al Codice Civile (revisione dell’articolo 2236): in questo caso si suggerisce di introdurre un criterio più oggettivo alla prestazione di “speciale difficoltà”, stabilendo che il progettista non è responsabile per errori non riconoscibili dall’appaltatore o dal committente al momento della progettazione. Si elimina così l’ambiguità interpretativa, riducendo il rischio di contenziosi ingiustificati.
Le modifiche richieste toccano anche il tema dello schema tipo delle polizze negli appalti. La proposta è quella di estendere l’obbligo dello schema tipo assicurativo (DM 193/2022) anche agli appalti privati di qualsiasi importo. L’obiettivo risponde alla necessità di assicurare condizioni omogenee tra settore pubblico e privato, con maggiore tutela sia per i professionisti che per i committenti. La Fondazione Inarcassa chiede poi di intervenire sul termine di prescrizione decennale dell’azione di responsabilità professionale, prevedendo l’estensione a tutti i tipi di Committente, senza esclusioni, della previsione introdotta dalla legge sull’equo compenso, che ne individua la decorrenza dal compimento della prestazione, non dalla scoperta del vizio.
Le proposte toccano anche il tema delle polizze indennitarie postume, in questo caso la richiesta è quella rendere obbligatoria anche per le imprese esecutrici, in tutti i lavori, pubblici e privati, la polizza decennale postuma. Questa previsione garantirebbe un indennizzo certo alla committenza (pubblica e privata) in caso di rovina dell’opera, o di gravi difetti. In questo modo si ridurrebbe anche il rischio di insolvibilità dell’impresa che oggi ricade esclusivamente sul professionista.
Infine, sul tema della responsabilità degli eredi dei professionisti, il suggerimento è quello di introdurre una norma che limiti la responsabilità degli eredi ai soli casi effettivamente riconducibili all’attività del defunto. In assenza di accertata colpa e nei limiti del valore ereditario ricevuto, non è giustificato che gli eredi rispondano in via solidale per l’intero danno, soprattutto nel caso in cui vi siano altri corresponsabili.
Ad ogni buon conto nel caso della responsabilità solidale, il professionista tecnico, analogamente a quanto accade ed è sempre più frequentemente richiesto anche da altre figure professionali, dovrebbe rispondere, in caso di responsabilità accertata, in una misura massima commisurata a un multiplo pari a 3 del proprio compenso.■

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