Le Comunità Energetiche Rinnovabili Un contributo fondamentale alla transizione energetica

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Il tema che qui viene trattato, con valenza di introduzione a questa realtà, è di grande interesse e attualità e ha la sua origine nell’obiettivo che la UE si è posta di raggiungere nel 2050 un bilancio netto delle emissioni climalteranti pari a zero, con il passaggio intermedio al 2030 di una riduzione del 55% rispetto ai livelli del 1990.

Per raggiungere tali obiettivi ogni Stato membro ha elaborato un proprio Piano; l’Italia ha predisposto il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) che si basa molto su un’azione incisiva sulle FER (Fonti Energetiche Rinnovabili); questa linea strategica ha bisogno di mettere in sinergia diverse azioni e quella di cui stiamo trattando relativa alle CER assume una valenza molto importante.

Non si può non considerare peraltro lo scenario che ci aspetta a causa della guerra in corso in Ucraina; le conseguenze negative sul settore dell’energia le stiamo già vivendo tutti; le energie rinnovabili sappiamo che non potranno sostituire quelle fossili, ma potranno dare un contributo importantissimo alla riduzione dell’uso di queste ultime e in quest’ottica si inseriscono appunto le CER.

Sul tema delle CER come su quello dell’autoconsumo nell’ultimo periodo si è sviluppato un notevole interesse da parte dello Stato e delle Regioni. L’argomento è però poco conosciuto sia dai Comuni che dai consumatori privati, siano essi aziende o singoli cittadini. Peraltro, la complessità sul piano dell’organizzazione e della gestione è notevole, ma è necessario che PA, istituzioni, tecnici del settore energetico, economisti, sociologi si adoperino per attivare questi strumenti coinvolgendo, con un’opera diffusa sul territorio, aziende del settore industriale, artigianale, commerciale, terziario nonché i cittadini in generale.

Il quadro normativo allo stato attuale è complesso e articolato sul territorio nazionale perché le Regioni si sono mosse in termini disomogenei. Alcune hanno approvato una legge specifica o comunque hanno inserito nelle leggi di bilancio un articolo per iniziare un percorso sul tema, in altre sono stati presentati o sono in fase di presentazione dei Progetti di Legge. La risposta legislativa a tale problematica non è stata ugualmente celere, ma allo stato si può affermare che le Regioni hanno tutte recepito l’importanza di attivarsi. Le prime a dotarsi di una legge specifica (tra il 2018 e il 2020) sono state il Piemonte, la Puglia, il Lazio, la Liguria, la Calabria e la Campania, a seguire in ordine sparso le altre Regioni per alcune delle quali, come sopra riportato, l’iter è solo iniziato. Tra le L.R. entrate da poco in vigore ricordiamo quella della Lombardia che pare ben centrata sugli obiettivi Comunitari; definisce un programma di assistenza tecnica finalizzata alla promozione e allo sviluppo delle CER con previsione di costante monitoraggio e conseguente aggiornamento; a tal fine viene istituito il CERL (Comunità Energetica Regionale Lombarda) per fornire inoltre assistenza tecnica alle CER per:

- l’individuazione del modello di produzione, autoconsumo e condivisione dell’energia;

- le valutazioni di sostenibilità ambientale, sociale ed economica;

- la coerenza con gli obiettivi di efficienza, risparmio energetico e contrasto alla povertà energetica;

- il percorso giuridico di istituzione della CER;

- la promozione della cultura dell’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, nonché di iniziative formative e informative dirette ai cittadini, alle imprese, agli enti loca li finalizzate alla diffusione delle CER;

- la realizzazione di programmi di finanziamento in efficienza energetica;

- l’adeguamento tecnologico del parco di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili prevedendone l’integrazione nelle CER;

- il supporto alla diffusione dei sistemi di accumulo energetico.

 

Anche per quanto riguarda la dotazione finanziaria per l’avvio delle CER sussistono notevoli differenze tra le Regioni in funzione certamente delle possibilità di bilancio, ma è evidente che è necessario che i governi locali percepiscano la rilevanza del tema che ha risvolti di natura energetica, ambientale e sociale; si possono prevedere meccanismi di finanziamento alternativi ai contributi pubblici in un ‘ottica di sussidiarietà anche con possibilità di partnership pubblico/ privato purché venga mantenuta la caratteristica non profit; sono escluse pertanto le ESCO (Energy Service Company) e i fornitori di energia elettrica.

 

L’incipit al tema è stato dato dalla UE con una serie di direttive costituenti il CEP (Clean Energy Package) per regolare temi energetici (prestazioni energetiche negli edifici, efficienza energetica, energie rinnovabili, mercato elettrico). All’interno di questo pacchetto due direttive interessano il tema in trattazione:

- 2018/2001/UE dell’11/12/2018 sulle energie rinnovabili, l’autoconsumo collettivo e le CER;

- 2019/944/UE del 5/6/2019 sul mercato interno dell’energia elettrica e la CEC (Comunità Energetica di Cittadini).

 

Lo Stato italiano ha recepito le indicazioni dell’UE con le seguenti norme:

- DL n. 162 del 30/12/2019 (milleproroghe) art. 42 bis che introduce la possibilità dell’autoconsumo da energie rinnovabili;

- DLGS n.199 dell’8/11/2021 (attuazione della direttiva UE 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili) che all’art.31 stabilisce le regole che la CER deve rispettare;

- DLGS n.210 dell’8/11/2021 (attuazione della direttiva UE/2019/944 relativa a norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica e che modifica la direttiva 2012/27, nonché recante disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento UE 943/2019 sul mercato interno dell’energia elettrica e del regolamento UE 941/2019 sulla preparazione ai rischi nel settore dell’energia elettrica e che abroga la direttiva 2005/89) che all’art. 3 definisce la CEC e le sue caratteristiche.

 

La CER viene definita come un “soggetto giuridico” che si fonda sulla “partecipazione aperta e volontaria” e che ha obiettivi benefici economici, ambientali e sociali per i membri e il loro territorio senza scopo di profitto, ma attivando la produzione, l’autoconsumo e la condivisione dell’energia prodotta anche attraverso il suo accumulo. In effetti anche la CEC si basa sugli stessi principi di condivisione è un ente di diritto che può avere o non avere personalità giuridica; la differenza sta anche nel fatto che la CER prevede l’autonomia e la prossimità degli impianti di generazione e può gestire energia prodotta solo da fonti rinnovabili mentre la CEC non prevede autonomia e prossimità e può gestire elettricità prodotta sia da fonti rinnovabile che fossili.

Oltre a interventi di altra natura anche l’attivazione delle CER ha l’obiettivo di contribuire al raggiungimento della neutralità carbonica come indicato dalla UE. Pertanto, le CER si possono considerare, come cita la LR 2/2022 della Lombardia, “quali pilastri di un sistema energetico resiliente e mutualistico, nuovo nucleo di sostenibilità energetica locale, strumento di rafforzamento dell’utilizzo dell’accettabilità delle fonti rinnovabili nel sistema regionale di produzione di energia, veicolo di contrasto alla povertà energetica”.

I Comuni sono attori fondamentali per il successo delle CER, promuovendo la loro costituzione e partecipando alla loro attività, mettendo a disposizione anche gli edifici di proprietà. Fino a poco tempo fa l’impatto in termini energetici sul territorio era limitato perché una CER poteva installare un impianto di energia rinnovabile con una potenza inferiore a 200 kw; recentemente questo limite è stato innalzato a 1 MWp consentendo così una maggiore partecipazione alla Comunità pur senza stravolgere il principio di un utilizzo relativamente contenuto. L’impianto deve essere connesso alla rete elettrica di bassa tensione e alla cabina da cui la comunità si approvvigiona.

Il cittadino e le varie attività produttive, terziarie, pubbliche o equiparabili (parrocchie, oratori conventi, centri sportivi etc.) in sostanza si trasformano da meri consumatori in “prosumer”, termine mutuato dall’inglese che chiarisce che l’utente passa da un ruolo passivo quindi “consumer” a un ruolo attivo “producer” pur rimanendo ancora “consumer”; il prosumer è chi possiede un impianto che produce energia che viene consumata in parte dal produttore e di cui viene ceduto alla rete il surplus. È così che le CER possono creare sviluppo e aggregazione a livello locale condividendo un progetto comune, una gestione comune e peraltro motivando i membri a essere virtuosi nei consumi. La partecipazione è aperta a tutti gli utenti forniti dalla stessa cabina elettrica compresi quelli a basso reddito o vulnerabili.

L’energia prodotta all’interno della comunità è pari al minimo tra l’energia elettrica prodotta e immessa in rete dagli impianti della comunità e l’energia elettrica prelevata dall’insieme dei membri. Per promuovere l’utilizzo di sistemi di accumulo e la coincidenza tra produzione e consumo è stata stabilita una tariffa d’incentivo per remunerare l’energia autoconsumata istantaneamente: per accedere a tali incentivi l’impianto deve essere però nuovo.

Ulteriori aspetti analitici potrebbero essere oggetto di approfondimenti successivi magari anche esaminando un esempio concreto relativo a una CER già attiva tenendo presente che in Italia esistono già molte CER e CEC, ma che quelle effettivamente attive sono ancora poche.
In Italia alcune realtà anche storiche, presenti soprattutto al Nord, hanno anticipato in un certo senso quello di cui si è qui scritto, e hanno costituito una sorta di prototipo di Comunità Energetiche:

- l’Azienda Energetica Funes in Alto Adige che è una Società Cooperativa nata nel 1921 e che è tuttora attiva e produce energia per un’intera valle da solo energie rinnovabili (idroelettrica, fotovoltaico, teleriscaldamento e biomassa);

- l’Azienda Energetica E-Werk Prad, che produce energia rinnovabile per il territorio di Prato allo Stelvio in forma Società Cooperativa di cui sono socie tutte le famiglie residenti;

- la Cooperativa FTI fondata nel 2003 fra i comuni di Dobbiaco e San Candido, in Alto Adige, trasforma il calore in energia elettrica con una centrale a biomassa, utilizzando un sistema particolare (Ciclo Rankine Organico) e fornisce l’energia ai due Comuni con un interessante risparmio per i cittadini;

- la Cooperativa È Nostra, fondata nel 2014 a Milano, fornisce l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico a famiglie, imprese e organizzazioni del terzo settore con risparmi importanti.
L’elenco potrebbe continuare peraltro con altri esempi, ma allo stato dell’arte pare opportuno fare il punto della situazione verificando l’attività di comunità come vengono definite dalle normative europee, nazionali, regionali e incentivando lo sviluppo di nuove CER diffusamente sul territorio nazionale.

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