Fiancheggiatori di previdenza

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" Per sconfiggere la mafia e la criminalità conta la qualità della politica, il prestigio delle istituzioni democratiche, l’efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Conta la crescita della coscienza civica e della fiducia nello Stato di diritto: fiducia che costituisce un vero e proprio “capitale sociale” e che può rafforzarsi solo in un clima di rispetto, in ogni circostanza, degli equilibri costituzionali da parte di tutti coloro che sono chiamati ad osservarli". Così Giorgio Napolitano ricordava la strage di Capaci, durante le cerimonie a Palermo nel lontano 23 maggio 2009. Un monito accorato e dimenticato, che vede il nostro Paese vittima di una politica priva di qualità, ma colma di strilloni, più degni di un palco da cabaret che di uno scranno. Sono coloro che, per conquistarsi un titolino di giornale, hanno intenzionalmente scelto di infamare la nostra Cassa di previdenza, additandoci quali ‘fiancheggiatori di mafia’, senza la decenza di informarsi e senza aver cura di verificare i fatti, ma lasciando che si avverasse nella loro ingiuriosa accusa, la terribile ‘profezia’ di Sciascia. Per venire incontro alla situazione debitoria di un nostro iscritto, in difficoltà per essersi coraggiosamente opposto a minacce ed estorsioni dopo aver denunciato e portato alla sbarra una ‘ndrina radicata nel torinese, il Consiglio di Amministrazione, contrariamente a quanto riportato da inaspettati e non veritieri articoli di stampa, non solo ha accolto le sue istanze di rateazione ma ha anche applicato termini dilatori eccezionalmente più favorevoli rispetto a quelli ordinari. Non è bastato. Tutte le offerte sono state rifiutate. Eppure, va detto. La società del nostro iscritto, che gode di volumi d’affari professionali consistenti, dal 2009 a oggi ha regolarmente incassato e continua a incassare il contributo integrativo del 4%, evitando tuttavia l’obbligo di riversarlo a Inarcassa. È bene rammentare che le società di ingegneria sono tenute a versare alla Cassa il contributo integrativo del 4% corrisposto dai committenti a tale titolo e da questi ultimi pagato. Molti non sanno – e con essi i politici strilloni – che tale contributo è impiegato per l’assistenza sanitaria, la disabilità, l’invalidità e l’inabilità, la maternità dei nostri associati e che è illegittimo trattenere somme riscosse per conto di terzi e ad essi destinate. I nostri bilanci parlano chiaro: siamo fiancheggiatori di previdenza. Il senso civico del nostro coraggioso associato e imprenditore, è ammirevole e degno di rispetto. Un esempio per tutti. Ma le parole sono pietre e nessuno ha il diritto di infangare l’onorabilità di chi rispetta le leggi. Inarcassa quest’anno ha varato il Codice etico e il primo Piano Anticorruzione. Atti che contengono valori guida e norme di comportamento per dirigenti, dipendenti, collaboratori e fornitori. Strumenti, tra i molti già adottati, di auto-regolamentazione scelti e non imposti, che devono indirizzare correttamente le relazioni tra tutti gli stakeholder. Ripeto, tutti, eccezion fatta per alcuno. Nessun Legislatore ce li ha imposti e non era obbligatorio adottarli; ma per moralità, per dimensioni, per tipo di attività che svolge e per i mercati in cui opera, Inarcassa è da tempo – e continuerà ad essere – una prestigiosa istituzione, impegnata a diffondere la responsabilità sociale d’impresa in tutte le sue forme. Con le sue scelte contribuisce alla diffusione di valori etici, “moralizzando” i settori economici in cui opera e diventando veicolo di “viralità” positiva. Nello stesso solco – e per smentire nei fatti questa bassa politica opportunista – si colloca anche l’impegno etico, morale e concreto del nostro associato, delegato di Inarcassa dal 2005 al 2015 ed ex direttore di redazione della Rivista, Arch. Emanuele Nicosia nell’ Osservatorio sull’etica e legalità nella professione, istituito presso l’Ordine degli Architetti di Palermo, al fine di monitorare e possibilmente orientare, con la diffusione di una sana cultura della legalità, i propri iscritti. Ci feriscono le infamanti dichiarazioni da ‘ominicchi’, che offendono la moralità e il senso civico dell’Ente, dei suoi Amministratori, dei suoi dirigenti, dei suoi impiegati e collaboratori. Come Presidente, come libero professionista, come onesto cittadino, tutelerò in ogni sede competente, l’onorabilità della nostra Cassa e la legittimità del suo operato, così come quella dei 167.000 iscritti, che fanno parte della nostra Associazione e rispettano le norme vigenti, tutte. 

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