Un’eredità da mettere a frutto

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EXPO Dubai 2020. Padiglione Italia

Condensare in poche righe un’attività iniziata ormai 12 anni fa, ricchissima di iniziative a favore della libera professione degli ingegneri e architetti italiani iscritti a Inarcassa, non è tema semplice.
In un editoriale di dieci anni fa, dal titolo “LA FONDAZIONE NON SAREBBE NECESSARIA” Mauro di Martino scriveva: “Se la libera professione fosse regolamentata come noi crediamo debba esserlo, se l’esercitare la professione di ingegnere o architetto fosse riconosciuta come una prestazione intellettuale con connotati di conoscenze scientifiche, capacità gestionali e finalità di tutela per la sicurezza e la qualità del progettato e del costruito, se fossimo considerati dalla classe politica e decisionale del nostro paese, la Fondazione Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti Iscritti Inarcassa forse non sarebbe necessaria.
Il fatto è che la professione è regolamentata per favorire le ambiguità, il doppio lavoro, la commistione degli incarichi pubblici e privati, l’ingerenza dell’università con il pretesto di una ricerca e di un contributo culturale inesistente, che la professione è considerata un servizio alla stregua delle pulizie o della fornitura di cancelleria, che la conoscenza scientifica è ormai una reminiscenza di un’epoca in cui l’intuizione e la competenza professionale creavano nuovi orizzonti alle applicazioni tecnologiche, all’innovazione e al progresso. Ed è per questo che Inarcassa con i suoi 165.000 iscritti architetti e ingegneri che svolgono in maniera esclusiva la libera professione ha promosso la Fondazione che via via cresce per la tutela di chi, giorno per giorno, è sul campo, costruisce il proprio futuro con l’esercizio autonomo della professione e vuole regole, certezze, comportamenti coerenti, efficienza senza i quali non si può essere protagonisti dello sviluppo economico e culturale di un universo ormai planetario”.

In questi dodici anni in cui la Fondazione ha operato quel forse che l’ing. Di Martino aveva inserito nell’ipotetica speranza di un mondo migliore, ci consente di affermare che della Fondazione Inarcassa non avremmo potuto e non possiamo farne a meno e che i temi che si affrontavano dodici anni fa, più o meno, sono rimasti i medesimi, nell’impegno di rispondere agli scopi per i quali la Fondazione è nata:

• Essere un interlocutore autorevole in grado di tutelare gli interessi di categoria anche a livello istituzionale.

• Creare le condizioni per migliorare la percezione e l’immagine esterna del libero professionista.

• Promuovere e ricercare sistemi e metodologie finalizzate al miglioramento delle condizioni di lavoro e alla nascita di nuove opportunità.

• Accrescere le competenze e gli ambiti di intervento dei liberi professionisti.

All’interno di questi quattro macro ambiti, sono stati numerosissimi gli interventi e le azioni che a seconda del periodo politico sono stati perseguiti con maggiore o minore efficacia e risultati.
Se infatti da un lato i rapporti istituzionali di lobbying vengono al primo posto (solo nell’ultimo biennio con il consiglio presieduto dall’ing. Franco Fietta si sono avuti 30 incontri one to one, 9 audizioni parlamentari, 3 consultazioni pubbliche, oltre 80 comunicati stampa), con azioni mirate che hanno contribuito a importanti riforme quali, partendo dalle più recenti, quella sull’equo compenso, è anche vero che a volte fattori esterni, ad esempio una caduta improvvisa di un governo, o l’impossibilità a farsi ascoltare dall’interlocutore istituzionale che non vuole intralci per la fretta di rispondere a esigenze contingenti quali, ad esempio, la gestione dei fondi PNRR (v. il nuovo codice dei contratti), rendono defatigante ma mai inutile l’azione della Fondazione.

Vignetta di Evasio De Luca pubblicata nell’articolo di Andrea Tomasi “PAROLE PAROLE PAROLE” (Inarcassa n. 1/2016, pp.75-77)

Vi sono poi interventi puntuali e mirati su specifici campi normativi, anche di tipo fiscale, si pensi alla per fortuna breve ma infausta stagione dello split payment, fortemente criticato dalla Fondazione e anche grazie al suo intervento prontamente modificato, all’azione costruttiva sui Bandi Tipo, a fianco della Rete delle Professioni Tecniche in un dialogo partecipativo con Anac (ex Avcp) e alla campagna mediatica “se valgo 1 euro” primo fondamentale tassello nell’azione ricostruttiva dalle macerie del Decreto Bersani.
L’azione politica si esplica con tutte le istanze e le proposte che favoriscono l’aggregazione professionale e multidisciplinare dei liberi professionisti, partendo dalla possibilità di applicare i regimi fiscali forfettari anche ai liberi professionisti costituiti in studi associati o in società tra professionisti. Un altro tema particolarmente caro alla Fondazione e fin dalla sua costituzione trattato, è quello riassunto nello slogan “una testa un lavoro”; nei lavori pubblici si rende quantomai improrogabile la necessaria distinzione di ruoli e competenze tra chi opera nei servizi di architettura e ingegneria: ai dipendenti pubblici la programmazione e il controllo delle opere ai liberi professionisti la progettazione, la direzione lavori e il collaudo.
Tornando al tema del Codice dei Contratti Pubblici, terreno di battaglia della Fondazione, ad ogni revisione normativa del codice per far vedere rispettato il ruolo del progetto e dei progettisti, è amaro constatare che le posizioni raggiunte faticosamente a tutela della Libera Professione vengono ogni volta rimesse in discussione ripartendo quasi da zero. Prima dell’emanazione del D.Lgs. n. 50 ricordo un brevissimo momento di euforia nel leggere il testo della legge delega, in recepimento delle direttive europee, che recepiva molte delle richieste degli architetti e ingegneri italiani, poi improvvisamente cancellate dal governo nel licenziare il testo definitivo (v. articolo sul n. 1/2016 della rivista Inarcassa “PAROLE, PAROLE, PAROLE” di Andrea Tomasi).
Insomma una sorta di tela di Penelope che in questa ultima tornata legislativa vede reintrodotto a gran forza l’appalto integrato dopo che ne è stata dimostrata sul campo la sua criticità e diseconomicità soprattutto per le stesse stazioni appaltanti; solo se saremo in grado come categoria di far valere le nostre posizioni, senza diventare totalmente subordinati alle imprese, potremo ancora essere considerati un tassello importante nella filiera delle costruzioni in un momento di grande opportunità di lavoro con i molti fondi del PNRR a disposizione, ma il timore è che come molti interventi legislativi italiani, anche questo sia stato confezionato per le grandi opere e i grandi appalti, senza considerare che l’Italia è costituita da una miriade di piccole stazioni appaltanti alle prese con lavori di importi modesti che, lasciati in mano completamente alle imprese, il cui scopo statutario è appunto quello del profitto, non potranno che perseguirlo sacrificando la qualità architettonica e di conseguenza la professionalità del nostro mestiere. Quando si parla di appalto integrato da nessuno ho sentito fare un’analisi approfondita e critica ad esempio sulla qualità delle imprese: gli uffici tecnici delle imprese italiane che costituivano un fiore all’occhiello del nostro tessuto imprenditoriale della filiera delle costruzioni, nel periodo della crisi edilizia sono stati i primi ad essere sacrificati e smantellati, innescando quel processo di subappalto a tutti i livelli (quante volte anche il direttore tecnico dell’impresa scopriamo che è un tecnico esterno “prestato” solo per quel cantiere!) che vede personale in cantiere poco preparato, poco o male pagato, che non apporta all’impresa una reale crescita del know how tecnologico ma solo del fatturato. Alla Fondazione e al suo nuovo consiglio da poco nominato spetta un compito impegnativo da portare avanti su questi argomenti.

  Locandina della prima edizione della “Giornata Nazionale
  della Prevenzione Sismica”

Venendo poi a esaminare le azioni poste in campo per migliorare la percezione e l’immagine esterna del libero professionista, oltre ad agevolare reali nuove opportunità di lavoro e in primis far comprendere il ruolo tecnico che, nella società civile, l’architetto e l’ingegnere italiano deve avere e che invece sembra aver progressivamente perso, pensiamo alle cinque edizioni (30 settembre 2018 / 20 ottobre 2019 / 18 ottobre 2020 / 14 dicembre 2021 / 13 dicembre 2022) della “Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica” che hanno visto la Fondazione presieduta dall’Ing. Egidio Comodo promuovere e rilanciare un tema fondamentale per l’incolumità delle persone e la tutela del patrimonio costruito, spesso dimenticato dal legislatore e sollevato solo nell’immediatezza di un evento sismico.
Ripercorrendo questi 12 anni della Fondazione attraverso la rassegna stampa compaiono molti interventi del primo presidente e tra i principali fautori della nascita della Fondazione: l’architetto Andrea Tomasi. Suoi gli articoli sullo “statuto dei lavoratori autonomi” (v. Inarcassa n. 4 del 2015, pp. 64-65) dove vi sono riassunti tutti i diritti e doveri dei liberi professionisti architetti e ingegneri italiani. Un aspetto importante, infatti, che ha sempre perseguito la Fondazione è quello da un lato di tutelare i diritti di noi professionisti ma dall’altro di adoperarsi per i doveri della libera professione nei confronti della società civile: da qui l’impegno per la crescita professionale attraverso i corsi di formazione, il lavoro sull’internazionalizzazione, quello sulle aggregazioni professionali, nella convinzione che da soli all’interno del proprio studio non si va da nessuna parte. Sempre suoi gli interventi sui compensi ai CTU, ancora attuali e sua la strenua lotta ai ribassi eccessivi che lo ha visto dover difendersi persino nelle aule di tribunale.
Va ricordata l’invenzione dell’attività di contrasto ai bandi irregolari che ha visto la Fondazione essere la prima istituzione ad affiancare e dare voce ai liberi professionisti nell’azione di avversare i bandi di progettazione, pubblicati dalle stazioni appaltanti, non rispettosi delle normative vigenti, con particolare attenzione alla determinazione dei compensi, operando attraverso l’attività di denuncia e di contrasto amministrativo dei bandi irregolari che offendono la dignità dei liberi professionisti. L’impegno quotidiano in questa attività, riassumendo solo i dati degli ultimi tre anni, ha portato a 180 diffide, 139 istanze all’Anac, 26 istanze di annullamento da parte delle stazioni appaltanti e 20 rettifiche di bandi.
Un’azione importante che i Consigli succedutisi in questi anni hanno portato avanti è stata quella di supportare con dati oggettivi, direi numerici e scientifici, le azioni di tutela della libera professione: la pubblicazione dei dati di indagini e ricerche ha posto la Fondazione a un livello di autorevolezza superiore nel sostenere le proprie tesi, essendo oramai indubbiamente riconosciuta come opinion leader nel settore. L’ultima pubblicazione sugli “effetti dei ribassi eccessivi nelle gare per i servizi tecnici di ingegneria e architettura” ne è un chiaro esempio, così come le ricerche per “incentivare le aggregazioni tra professionisti: profili normativi e fiscali di una riforma possibile” o l’ultima in ordine di tempo “Dipendenti pubblici e incarichi extraistituzionali”.

Workshop della Fondazione a Tirana “Albania, una nuova opportunità per architetti e ingegneri”. Foto di Erald Halili e Nino Bregu per l’agenzia NeProductions

Un capitolo, personalmente a me caro, riguarda quello dei concorsi di progettazione: la Fondazione ne ha promosso e sostenuto di importanti, anonimi, con la certezza dei compensi e dell’incarico nelle fasi successive: il Science Centre di Città della Scienza (che andò bruciato il 4 marzo 2013 con un incendio doloso) e la Stazione Zoologica Anton Dohrn a Napoli, la scuola di Riccione, per citare i più importanti, oltre a iniziative meritorie, anche se non sempre facili da portare a termine quando i partners coinvolti sono molteplici, quale il finanziamento per le scuole di Bologna o il fondo di rotazione per le pubbliche amministrazioni relativo alla progettazione dell’edilizia scolastica.
Infine, energie importanti in questi anni di attività la Fondazione le ha impiegate nel tema dell’internazionalizzazione: 2017 Dubai, 2018 Chicago, 2019 Tirana, 2020 Dubay (Padiglione Italia all’EXPO’ internazionale), 2021 Marocco, 2023 Barcellona. Sono state tappe diverse tra loro, per obbiettivi, risultati raggiunti, numero di professionisti coinvolti. Sono state però tutte esperienze altamente formative e che hanno tracciato un percorso che potrà essere anche parzialmente modificato nel futuro ma che ha portato la Fondazione ad avere innanzi tutto una visibilità oltre i confini nazionali nell’ottica che la nostra professione, per crescere, non potrà rimanere per sempre circoscritta all’Italia soprattutto per le future generazioni che già sono state abituate, durante il percorso universitario, a viaggiare con i programmi Erasmus per gli studenti e che la Fondazione ha rilanciato col programma Erasmus professione dedicato alle neo partite IVA di iscritti a Inarcassa per fare dei periodi di lavoro all’estero.
Tra le attività complementari a sostegno della Libera Professione, la Fondazione si è distinta per il servizio fornito agli iscritti di corsi di formazione in modalità webinar e fad (con l’attribuzione di decine di migliaia di cfp), anche nel recente periodo di isolamento dovuto al Covid, coinvolgendo relatori di altissima qualità su temi di cogente interesse e attualità.
Inoltre, ha intrapreso l’azione di fornire e garantire un elevato numero di servizi e convenzioni di prodotti utili alla professione, tra le quali spicca per importanza e interesse la polizza di responsabilità civile professionale, fiore all’occhiello tra i prodotti specifici di settore. E ancora, di riconosciuta utilità, il servizio di Rassegna Stampa e la News Letter mensile, prodotta appositamente per Fondazione dal Sole 24 Ore, per l’aggiornamento normativo continuo professionale.

Workshop della Fondazione a Chicago, 23-27 ottobre 2018


Oggi, infine, si può affermare con certezza che la Fondazione è cresciuta molto in tema di visibilità e riconoscibilità nel panorama dei soggetti portatori d’interesse di settore, e ciò soprattutto per la spinta impressa allo sviluppo della propria comunicazione. È ben riscontrabile la sua presenza costante e assidua sui principali social media, tra cui Facebook, Linkedin, Twitter, e con la presenza di articoli anche su alcune testate web specializzate nel settore.
Tante altre sono state le iniziative portate avanti dalla Fondazione in questi anni e quasi tutte molto importanti e che qui non riusciamo a raccontare tutte. Da questo bagaglio di esperienze fatte, che da una visione superficiale esterna potrebbero anche essere considerate dispersive e numericamente eccessive, il nuovo direttivo dovrà essere vigile e pronto a raccogliere il testimone, carico di autorevolezza e competenza, spendendosi in tutte le sedi possibili e percorrendo strade nuove o già percorse con l’entusiasmo e l’intelligente veemenza di Andrea Tomasi, con le capacità relazionali di Egidio Comodo, con la competenza e preparazione di Franco Fietta, senza disperdere una sola ora del loro lavoro e di tutti i consiglieri che l’hanno traghettata fin qui.

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