ClimAMBIENTEnergia per un futuro SOSTENIBILE

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Sostenibilità è la nuova rubrica di approfondimento del nostro periodico, in cui si vuole evidenziare lo stretto legame che, con il passare del tempo, si è instaurato tra le attività umane – nel senso più largo e generico dei termini – e l’habitat del pianeta, vissuto dalla nostra specie nella sua doppia composizione: la superficie terrestre su cui agisce e lo strato atmosferico che le permette di vivere.
Nulla di sorprendente, certo, ma il progredire della consapevolezza che sia venuto meno l’equilibrio di quel legame, che potremmo definire di causa - effetto, ha raggiunto un’evidenza tale da relegare gli scettici a una ristretta minoranza. Non lo possono ignorare neppure i Paesi che reclamano, oggi, il diritto a uno sviluppo economico- industriale-commerciale sconsiderato e ad ogni costo, incuranti della necessaria salvaguardia ambientale, additando quelli che, allo stesso modo, lo hanno ottenuto nei passati decenni.
Tornando alla consapevolezza, è ormai evidente, ai diversi livelli della società e recepito dagli organi di governo, il diffuso interesse prevalente per l’adozione di misure tangibili, che contrastino il progredire di fenomeni atmosferici estremi e disastrosi, causati dai cambiamenti climatici. Siano esse soluzioni innovative per l’adeguamento a uno stile di vita che abbia un minore impatto sull’ambiente, o provvedimenti normativi di natura straordinaria.
In particolare, in ambito europeo, il Green New Deal individua l’obiettivo della decarbonizzazione, raggiungibile nel 2050, con un passaggio intermedio, per la transizione energetica, che mira a ridurre del 55% le emissioni da sorgenti fossili entro il 2030.
Di analoga matrice la Tassonomia verde, strumento messo a disposizione dalla UE per la classificazione delle attività economiche considerate sostenibili, principalmente società finanziarie e imprese. Le condizioni per la qualificazione di attività ecosostenibile sono previste da uno specifico regolamento, che richiede il possesso di almeno uno dei sei obiettivi ambientali individuati – mitigazione cambiamento climatico, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione acqua e risorse marine, transizione verso economia circolare, prevenzione e controllo inquinamento, tutela e ripristino biodiversità ed ecosistemi – e di non recare danno significativo a nessuno di essi, oltre all’applicazione di garanzie sociali minime, tra quelle stabilite dall’OCSE o dalle Nazioni Unite.
Nell’ambito della Finanza sostenibile, riguardo alle attività finanziarie, invece, è consueta l’adozione dei criteri ESG (Enviromental, Social e Governance). Si tratta del ranking di valutazione della capacità delle imprese di aderire agli standard propri di uno sviluppo sostenibile. Sono suddivisi in tre contesti. Ambientale, comprende azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, che riguardano: risorse, biodiversità, sicurezza agroalimentare e contenimento delle emissioni di CO2; Sociale, relativo all’impatto sulla collettività, rispetto a diritti civili, uguaglianza e inclusione; Governance, riguarda la responsabilità di gestione, retribuzione, remunerazione e strategia.
Elemento trainante, a questo punto, deve essere il cambio di paradigma: l’auspicio degli obiettivi da raggiungere deve lasciare il passo alla concretezza delle azioni da intraprendere. Se davvero si è consapevoli della necessità di dare attuazione a provvedimenti ormai improcrastinabili, ciascuno deve garantire il proprio contributo fattivo che, per piccolo che sia, non può mancare.

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