Il Superbonus al 110%. A chi spetta e come usufruirne

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L’agevolazione fiscale può essere ceduta dal committente per ristrutturare la propria casa gratuitamente o quasi

Al fine di rilanciare il settore dell’edilizia in un periodo di crisi economica causata dall’emergenza Coronavirus, il Governo ha messo in campo il Super Ecobonus del 110%. Dal 1° luglio, infatti, sono entrate in vigore le nuove agevolazioni fiscali per chi ristruttura casa migliorandone l’efficienza energetica e la stabilità sismica, previste dal decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (il cosiddetto Decreto Rilancio) convertito nella Legge n. 77 del 17 luglio 2020, che ha dato il via ufficialmente al cosiddetto Superbonus 110%.
 
Gli immobili soggetti al Superbonus Il Superbonus è stato esteso anche alle seconde case e alle abitazioni a schiera. Rimangono esclusi, invece, gli immobili di lusso (A1, A8, A9). Lo sgravio può essere, quindi, applicabile anche agli edifici plurifamiliari “funzionalmente indipendenti”, cioè quando dispongano di accessi indipendenti dall’esterno. Si potrà beneficiare delle agevolazioni per un massimo di due abitazioni, e possono essere fruite anche quando gli interventi prevedono l’abbattimento e la ricostruzione.
 
Chi ne può usufruire Potranno richiedere il bonus i condomìni, le persone fisiche, gli istituti autonomi case popolari (IACP), cooperative di abitazione a proprietà indivisa, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, associazioni e società sportive dilettantistiche (limitatamente, per queste ultime, ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi).
 
Il meccanismo del Superbonus Il Superbonus consiste in un rimborso sotto forma di detrazione del 110% della spesa sostenuta per tre fattispecie di intervento. In primo luogo per gli interventi di isolamento termico delle superfici verticali, orizzontali e inclinate (tetti) che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio. In secondo luogo per interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di riscaldamento esistenti con impianti centralizzati per la climatizzazione o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A. Infine, per interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di riscaldamento esistenti con impianti di climatizzazione o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, inclusi gli impianti ibridi o geotermici.
Per la prima tipologia di intervento, il tetto massimo di spesa detraibile è di 50 mila euro per le case indipendenti, di 40 mila per gli edifici con un massimo di otto unità e 30 mila euro per i condomini di dimensione maggiore. Nella seconda e terza tipologia, il tetto massimo di detraibilità è di 20 mila euro per gli edifici fino a otto unità abitative e a 15 mila per i condomini più grandi. Il limite sale a 30 mila euro se la sostituzione della caldaia viene effettuata con l’installazione di pannelli solari, sia in condominio sia per le case indipendenti.
Per usufruire del bonus, però, è necessario dimostrare il miglioramento della performance termica. Per tutte e tre le ipotesi i lavori devono portare a un miglioramento di due classi energetiche dell’edificio o comunque il conseguimento della classe energetica più alta. Il miglioramento va documentato con due Ape redatti uno prima e uno dopo i lavori. Ciò significa che per usufruire del bonus saranno necessari interventi piuttosto radicali.
 
L’Ecobonus L’Ecobonus attualmente in vigore prevede anche una serie di interventi come l’installazione di pannelli solari e la sostituzione degli infissi, con agevolazioni fiscali pari al 65% nelle unità immobiliari singole e al 75% in condominio con detrazione fiscale in 10 anni. Tutti questi lavori possono però rientrare nel Superbonus se compiuti insieme a una delle tre fattispecie.
 
Come iniziare e concludere i lavori Il cittadino, il condominio o l’ente che voglia usufruire del Superbonus deve contattare, in fase preliminare, un esperto di diagnosi energetica per far realizzare una analisi dell’edificio, con annesso APE che ne determini la classe di partenza e i possibili miglioramenti (attività professionale che si paga a prescindere da qualsiasi intervento si sceglierà di fare). Deve poi far verificare le possibilità di intervento che consentano il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o, se non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta. A questo punto deve far realizzare un progetto con annesso computo metrico e infine contattare un’impresa che si occupa di interventi di risparmio energetico e scegliere un direttore dei lavori che garantisca il rispetto del progetto. Potranno usufruire del Superbonus coloro che iniziano e concludono i lavori tra l’1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021.

Idee e dintorni
Le città a misura di bici. Con l’emergenza Covid nascono le ciclabili transitorie
L’emergenza Covid molto probabilmente costringerà a riprogettare le città soprattutto per quanto riguarda la mobilità. Almeno fino all’arrivo del vaccino, sarà necessario ripensare il sistema dei trasporti urbani. Lo smart working in questo senso ha certamente fornito un aiuto riducendo l’affollamento su bus, metropolitane, treni e tram, e in generale contenendo il traffico di superficie. Ma ora con l’autunno molti lavoratori dovranno tornare in sede e il rischio che sui mezzi pubblici il cosiddetto distanziamento sociale non possa essere garantito è concreto. Dall’altra parte, però, non è nemmeno possibile incentivare l’uso dell’automobile. Le città italiane, già congestionate in condizioni normali, diventerebbero invivibili sia per l’allungamento dei tempi di viaggio, sia per la difficoltà di parcheggio, senza considerare la crescita dei livelli di inquinamento soprattutto nel periodo invernale. L’unica soluzione potrebbe essere la bicicletta. Negli ultimi mesi si è registrato un vero e proprio boom delle vendite con una crescita del 60% e con 200 mila mezzi venduti nel solo mese di maggio. L’impennata delle vendite ha riguardato principalmente bici a pedalata assistita, che ora vengono vendute a prezzi più accessibili. Soprattutto in grandi città sono proprio queste biciclette a consentire di coprire lunghe distanze urbane nel percorso casa-lavoro. Si tratta di biciclette con motore elettrico da 250 W che si attiva solo se il conducente pedala, riducendo lo sforzo e garantendo una velocità stabile tra i 20 e i 25 km all’ora. Tuttavia, se da una parte gli italiani hanno riscoperto la bicicletta (anche se in versione moderna), rimane il grosso problema infrastrutturale. Infatti, mezzi come le e-bike, che hanno una velocità limitata a 25 km all’ora, necessitano comunque di piste ciclabili sicure e quanto possibili lontane dal traffico veicolare. Infatti, la differenza di velocità con le automobili e l’indisciplina di certi automobilisti rischia di mettere a repentaglio la sicurezza dei ciclisti che potrebbero desistere nell’utilizzare la bici come mezzo di trasporto quotidiano. In questo senso, Roma e Milano si stanno dotando di piste ciclabili cosiddette transitorie (o “pop up”). Si tratta di tracciati indicati a terra con strisce bianche e gialle e dipinte di rosso all’altezza degli incroci, a carreggiata ristretta rispetto agli standard. Nella sola città di Roma sono previsti 150 km di piste ciclabili transitorie (in gran parte realizzati durante la scorsa estate). Certo, il fatto che la carreggiata ciclabile non sia protetta da un cordolo e non sia garantita la larghezza standard riduce il livello di sicurezza rispetto alle ciclabili canoniche che, per esempio nella Capitale, sono spesso realizzate su marciapiedi. Tuttavia, rimane l’unico modo per garantire la ciclabilità nelle grandi metropoli, in attesa di riprogettare il tessuto stradale, anche per garantire minori emissioni di gas inquinanti e maggior sicurezza a chi con la bicicletta già ci lavora, come i rider che consegnano cibo a domicilio. Nel ridefinire le modalità di spostamento nelle grandi città, non si può non tenere conto anche della necessità di garantire un parcheggio sicuro alle biciclette. Una buona bicicletta meccanica può costare tra i 250 e i 350 euro. Una bicicletta a pedalata assistita ha un costo compreso tra gli 800 e i 3mila euro. Si tratta di cifre non indifferenti che potrebbero trasformarsi in un deterrente per i ciclisti di fronte al rischio di furti e atti vandalici. In questo senso è necessario non solo garantire un numero elevato di rastrelliere che consentano di fissare la bicicletta in sicurezza, ma anche di riprogettare i parcheggi sotterranei, garantendo spazi per le biciclette e colonnine di ricarica per le e-bike. In questo senso, incentivare i datori di lavoro nel garantire spazi aziendali dove lasciare in sicurezza la propria bici e magari garantire anche la possibilità di ricarica per monopattini ed e-bike, può aiutare il lavoratore che desidera spostarsi in bicicletta a non dover rinunciare a questa possibilità ecologica e salutare.  
Associazioni
Interventi concreti su territorio e patrimonio per rilanciare l’Italia
I disastri sociali ed economici causati dall’epidemia globale del nuovo Coronavirus devono indurre gli architetti e gli ingegneri a unirsi, per uscire dalla più grave crisi dal Dopoguerra, proponendo al governo di superare la fase delle elargizioni e di destinare una parte cospicua delle somme che saranno redistribuite dall’Unione europea e dalla BCE, a investimenti per la salvaguardia, il recupero e la valorizzazione dell’ambiente, del territorio e delle infrastrutture. Non s’intravedono alternative efficaci per il rilancio, rispetto a un programma pluriennale di questo tipo. Oltretutto, è indispensabile evitare lo spreco improduttivo dei capitali preziosi europei, con sovvenzioni a pioggia che non producono incremento di occupazione, ricchezza e innovazione. Quindi è urgente un programma di investimenti utili e “cantierabili”, in ospedali, scuole, musei, infrastrutture per la mobilità, trasporti, messa in sicurezza di fiumi, coste, montagne, recupero e riuso di città e periferie degradate, che costituirà anche un volano moltiplicatore del capitale privato e produrrà effetti positivi sull’occupazione, la salute, il benessere, la sicurezza, la stabilità sociale dell’intera comunità.    iStock.com/Drazen_  È noto però che alcuni difetti strutturali del Paese devono essere emendati prima, per rendere possibile un programma di questa portata. L’Italia deve uscire dalla situazione di complessità che ha determinato quell’incertezza del diritto che scoraggia gli investimenti interni ed esteri. Sono indispensabili semplificazione e delegificazione, eliminazione delle interferenze che i diversi tribunali operano sui processi decisionali del potere legislativo e di tutti i livelli della funzione pubblica. Questa poi, con la pandemia, ha evidenziato tutta la sua inefficienza  un vero “8 settembre” della burocrazia  che salve eccezioni, ha visto scomparire nel nulla gli impiegati: vuoti gli uffici, muti i telefoni, interrotti i procedimenti, indefinite le responsabilità; una intollerabile carenza di governance, di un settore paralizzato dai veti delle magistrature concorrenti e dei sindacati della funzione pubblica. La crisi generale è causata anche da altri fattori (fisco punitivo, disciplina del lavoro farraginosa, ritardi nella digitalizzazione…), da emendare subito, per evitare che il crescente disagio si tramuti in insofferenza e disordine sociale. Quindi un progetto più coraggioso di quelli fino a ora presentati da altre parti sociali, condiviso da milioni di professionisti che producono un’imponente quota del Pil, oltre che rappresentare un’opportunità straordinaria per l’intero Paese. E ciò è forse anche gradito a un governo che fatica a trovare vie d’uscita.  

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