Interventi concreti su territorio e patrimonio per rilanciare l’Italia

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È urgente un programma di investimenti utili e “cantierabili” per la realizzazione di infrastrutture, scuole e musei

I disastri sociali ed economici causati dall’epidemia globale del nuovo Coronavirus devono indurre gli architetti e gli ingegneri a unirsi, per uscire dalla più grave crisi dal Dopoguerra, proponendo al governo di superare la fase delle elargizioni e di destinare una parte cospicua delle somme che saranno redistribuite dall’Unione europea e dalla BCE, a investimenti per la salvaguardia, il recupero e la valorizzazione dell’ambiente, del territorio e delle infrastrutture. Non s’intravedono alternative efficaci per il rilancio, rispetto a un programma pluriennale di questo tipo. Oltretutto, è indispensabile evitare lo spreco improduttivo dei capitali preziosi europei, con sovvenzioni a pioggia che non producono incremento di occupazione, ricchezza e innovazione. Quindi è urgente un programma di investimenti utili e “cantierabili”, in ospedali, scuole, musei, infrastrutture per la mobilità, trasporti, messa in sicurezza di fiumi, coste, montagne, recupero e riuso di città e periferie degradate, che costituirà anche un volano moltiplicatore del capitale privato e produrrà effetti positivi sull’occupazione, la salute, il benessere, la sicurezza, la stabilità sociale dell’intera comunità.
 

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È noto però che alcuni difetti strutturali del Paese devono essere emendati prima, per rendere possibile un programma di questa portata. L’Italia deve uscire dalla situazione di complessità che ha determinato quell’incertezza del diritto che scoraggia gli investimenti interni ed esteri. Sono indispensabili semplificazione e delegificazione, eliminazione delle interferenze che i diversi tribunali operano sui processi decisionali del potere legislativo e di tutti i livelli della funzione pubblica. Questa poi, con la pandemia, ha evidenziato tutta la sua inefficienza – un vero “8 settembre” della burocrazia – che salve eccezioni, ha visto scomparire nel nulla gli impiegati: vuoti gli uffici, muti i telefoni, interrotti i procedimenti, indefinite le responsabilità; una intollerabile carenza di governance, di un settore paralizzato dai veti delle magistrature concorrenti e dei sindacati della funzione pubblica.
La crisi generale è causata anche da altri fattori (fisco punitivo, disciplina del lavoro farraginosa, ritardi nella digitalizzazione…), da emendare subito, per evitare che il crescente disagio si tramuti in insofferenza e disordine sociale. Quindi un progetto più coraggioso di quelli fino a ora presentati da altre parti sociali, condiviso da milioni di professionisti che producono un’imponente quota del Pil, oltre che rappresentare un’opportunità straordinaria per l’intero Paese. E ciò è forse anche gradito a un governo che fatica a trovare vie d’uscita. ■

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