Il nuovo Ponte di Genova realizzato in tempi record grazie a procedure semplificate

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Dopo nemmeno due anni dal crollo, il nuovo Ponte ha visto la luce, simbolo dell’Italia che sa rialzarsi

Un piccolo grande miracolo. Il nuovo Ponte sul Polcevera è praticamente ultimato. A breve, a meno di due anni dall’immane tragedia del Ponte Morandi, Genova avrà di nuovo il suo viadotto.
Pioveva sulla città ligure quel 14 agosto di due anni fa. In molti pensavano a un tuono, qualcuno giurava di aver visto un fulmine.
Poi tanta polvere e quella linea di asfalto, acciaio e cemento nel cielo di Genova non c’era più. Il ponte ha risucchiato nel vuoto auto e tir, e ha schiacciato edifici e fabbriche, uccidendo 43 persone. Ma non è stata colpa del vento o di un fulmine. A far crollare quella enorme opera di cemento armato è stata probabilmente la scarsa manutenzione, forse l’armatura corrosa dalla salsedine che penetrava dalle crepe.
 
Dopo nemmeno due anni da quella tragedia il nuovo Ponte ha visto la luce, simbolo dell’Italia che talvolta cade ma è sempre in grado di rialzarsi. I lavori non si sono fermati né a Natale, né durante la fase più critica dell’emergenza Coronavirus. Più di un chilometro di infrastruttura appoggiata su 18 piloni. È il progetto che l’architetto Renzo Piano ha regalato a Genova. Ora mancano le ultime cose: il fondo stradale, l’impianto di illuminazione, le barriere frangivento, i pannelli solari.
“Dentro alla struttura c’è una mente, ci sono soluzioni tecnologiche studiate per garantire un elevatissimo grado di efficienza», spiega Francesco Poma, project director di Per- Genova, il consorzio composto da Fincantieri e da Salini Impregilo, al Secolo XIX. Ci saranno robot che si muoveranno su binari, nello spazio tra i guard rail e la punta esterna, e avranno il compito di pulire le vetrate (attraverso il recupero dell’acqua piovana) e di ispezionare la struttura in modo tale – insieme a specifici sensori - da intercettare immediatamente qualsiasi variazione. Alcuni sensori analizzeranno la temperatura dell’impalcato in acciaio e sarà attivato un sistema di ventilazione che eviterà accumuli di acqua e di condensa, capaci di innescare fenomeni di corrosione. Allo stesso modo, si cercherà di convogliare più acqua possibile in una canalizzazione integrata (e invisibile) per evitare che la pioggia che cade sull’asfalto del ponte poi scorra sulle pile, accelerandone il degrado.
La realizzazione del Ponte si sta concludendo in un tempo breve per la burocrazia italiana. Infatti, diversamente dalle altre opere pubbliche, con il provvedimento del 15 novembre del Commissario straordinario, è stato preso atto della necessità di avviare una consultazione di mercato finalizzata all’instaurazione di una procedura negoziata senza pubblicazione di bando ai sensi dell’art. 32 direttiva 2014/24/ UE e del decreto n. 3/2018 per l’aggiudicazione dell’appalto dei lavori di demolizione, rimozione, smaltimento e conferimento in discarica dei materiali di risulta del Viadotto Polcevera, nonché per la progettazione, l’affidamento e la ricostruzione dell’infrastruttura e il ripristino del connesso sistema viario. Si tratta quindi di un metodo di lavoro che prevede la massima semplificazione delle procedure, e che consente la tempestività delle scelte, evitando possibili contenziosi. Una parte dell’opinione pubblica ritiene che il metodo utilizzato sia la strada maestra per la semplificazione delle procedure per la realizzazione di infrastrutture in Italia, soprattutto in questo periodo di emergenza economica. Un’altra parte ritiene che standardizzare questo metodo possa consentire alla mafia di entrare nel sistema degli appalti più facilmente e favorire fenomeni di corruzione.

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