Il futuro inizia oggi, non domani

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In molti credono che per il buon governo di Inarcassa basti aprire i cordoni della borsa. Evocano politiche generose che confondono la ricchezza di oggi con la sostenibilità per il domani e scelte di consenso, che mal si sposano con il bene comune. Invece, siamo una Cassa consapevole, rispettosa del lavoro e delle difficoltà quotidiane e per questo convinta di dover assicurare la solidità del futuro. Il nostro patrimonio, che è garanzia di questa solidità, fa gola a molti; 11 miliardi di euro, che amministriamo nell’esclusivo interesse degli ingegneri ed architetti liberi professionisti. E che appartiene a loro. Alcuni vorrebbero che la missione della nostra Associazione andasse “oltre”, includendo le caratteristiche di un istituto di credito o del servizio sanitario nazionale. Altri, di un certo colore politico, vorrebbero che correggessimo i loro errori pagando i debiti di una nota banca. Ed altri ancora, di diverso colore, vorrebbero che rattoppassimo le ali della nostra compagnia di bandiera.
E poi, ci sono quelli che vorrebbero che tradissimo la nostra natura, aprendo le porte a coloro che beneficiano già di tutele, garanzie e sicurezze economiche assai maggiori delle nostre. Con mille difficoltà e mille disagi abbiamo costruito un sistema di welfare fondato sulla svolta legislativa del 1971, con la scissione di chi, all’epoca, era ben lieto di non pagare contributi obbligatori per maturare una pensione integrativa, mentre ai liberi professionisti mancava il diritto persino ad una pensione di base definibile tale. Ecco, la nostra missione è ancora questa: dare sicurezze e tutele a chi non ne ha, in un quadro di regole certe e sostenibili.
Da un quarto di secolo, siamo soggetti privati. La nostra autonomia è il solo strumento compatibile con l’inarrestabile evoluzione del nostro futuro previdenziale. Una natura, che non può essere periodicamente stravolta da operazioni di assimilazione al sistema pubblico e che rivendichiamo, a difesa di chi con coraggio svolge esclusivamente la libera professione. Un modello questo, fondato su indipendenza patrimoniale e autonomia gestionale e che confida in una vigilanza pubblica efficace, ma non ridondante. Serve una normativa snella che guardi alle professioni prima che alle loro organizzazioni. All’interno di una cornice che ci consenta di implementare il nostro attuale sistema di welfare con nuove opportunità di assistenza: prima fra tutte, un migliore accesso al credito. Non cerchiamo condoni o sanatorie. Esigiamo, però, che Governo e Parlamento non ci ostacolino con un iniquo livello di tassazione sugli investimenti, ad esempio, o con uno straripante esercizio dei poteri di vigilanza su scelte legittime e sostenibili. Come è avvenuto con la bocciatura del nuovo regime sanzionatorio che il TAR ha finalmente annullato poche settimane fa. Per ottenere questi risultati serve una leale collaborazione con chi ci governa. E per andare ‘oltre’ dobbiamo perseguire la nostra missione previdenziale, aiutando l’Italia a crescere. “Il futuro – diceva Wojtyla – inizia oggi, non domani”.
(Foto di copertina: Pfeiffer Beach in California - © Joshua Sortino)
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