Non per obbligo ma per scelta e per volontà

Per il primo bilancio sociale di Inarcassa, sono partito da una riflessione sulle cose che la vita mi ha dato: un elenco lunghissimo di persone, affetti, luoghi, emozioni, sensazioni, gioie e anche dolori, che mi hanno arricchito e appassionato ogni giorno. Ho ricevuto e continuo a ricevere molto più di quello che merito anche se, come per ognuno di noi, non sono mancate, nel tempo, difficoltà e dispiaceri. Tirata la riga, il bilancio consuntivo di questi anni, è molto positivo. Perché non guardare al nostro Report nello stesso modo?

Abbiamo così ripercorso la storia di Inarcassa andando oltre i numeri, per ben comprendere quello che ha fatto e anche ricevuto. Prendendo spunto dal kaizen approach di Masaaki Imai, illuminato economista giapponese, abbiamo riletto le azioni della Cassa, quel che è stato costruito ed elaborato nella continua ricerca di un miglioramento lento ma costante e inarrestabile, coerente con il passato, per ottimizzare il presente e affinare il futuro. Applicare una prospettiva diversa da quella economica e dal mero calcolo attuariale è stata anche l’occasione per allargare le prospettive, nel quadro del mandato che ci è stato affidato e che raramente abbiamo potuto illustrare nei bilanci annuali.
Il mondo si sa, agisce secondo logiche imprevedibili e non sempre lineari. Il ritmo, la frequenza dei cambiamenti, dei bisogni e delle aspettative in continua evoluzione, ci hanno spinti a superare l’orizzonte della sostenibilità dei dati e a creare strumenti che consentissero di farlo.

Convinti che il bene comune debba fondarsi sulla solidarietà e la condivisione, abbiamo tracciato la trasformazione della Cassa da erogatore di pensioni in progettista di welfare. Una Cassa che, sin dagli anni Duemila, ha saputo introdurre un sistema in grado di assicurare l’equilibrio permanente dei conti, garantendo certezza nelle prestazioni future alle giovani generazioni. Una Cassa capace di intercettare i mutamenti sociali, applicandoli alla vita reale delle nostre categorie e della libera professione.

Non solo. Come investitori, abbiamo sempre ritenuto che la finanza dovesse essere al servizio della previdenza e la interpretiamo con la lente di chi, nelle proprie strategie, deve bilanciare il rischio degli investimenti e il rischio del Paese, perseguendo obiettivi di lungo periodo. Il patrimonio della Cassa significa tutela previdenziale non solo per noi ma per i nostri figli. Significa assistenza, sostegno e protezione. La mancanza di rigore nella sua gestione equivarrebbe a negare il concetto di welfare e disconoscere il sacrificio che ogni libero professionista, architetto e ingegnere fa accantonando i risparmi per la propria vecchiaia.

Ci aspettiamo, in un futuro non lontano, che il legislatore saprà assecondare il processo di evoluzione che ci ha resi efficaci “strumenti” di welfare per affrontare le complesse evoluzioni del tessuto sociale avvenute dal dopoguerra in poi e che oggi rappresentano la nostra storia. Una storia lunga sessant’anni, fatta di lealtà, onestà e volontà. Valori irrinunciabili, che in quest’epoca ambigua abbiamo voluto raccontare per non dimenticare la nostra identità.
Le grandi riforme sono state fatte. I conti sono in sicurezza e la Cassa è solida. Ora, è il momento della stabilità. Una stabilità delle istituzioni, dell’economia e della politica cui l’intero sistema previdenziale del Paese dovrà tendere al più presto. 

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