Sciare su un inceneritore? <br>A Copenaghen si può <br>ed è al centro della città

Sciare su un inceneritore?
A Copenaghen si può
ed è al centro della città

Il nuovo termovalorizzatore della capitale danese progettato da Bjarke Ingels ha un impatto ambientale molto ridotto

Waste-to-energy. È la tecnologia che permette di ricavare energia dalla spazzatura. Ma non si tratta dei soliti termovalorizzatori dove bruciare i rifiuti per alimentare il riscaldamento delle abitazioni o gli impianti elettrici, inquinando l’ambiente circostante. In questo senso la tecnologia ha fatto passi da gigante e ha come fiore all’occhiello il nuovissimo termovalorizzatore di Copenaghen, in grado di ottimizzare la produzione di energia e di minimizzare l’inquinamento ambientale.

Il nuovo inceneritore di Copenaghen al tramonto (Foto di ARC)

 

Il termovalorizzatore di Copenaghen – da poco inaugurato – è stato progettato dallo studio di architetti danesi guidato da Bjarke Ingels. Inaugurato a fine novembre in centro città sulla Copenhill, è diventato subito una vera e propria attrazione per la capitale danese. Il suo tetto è inclinato per ospitare ben tre piste da sci di diversa difficoltà, due impianti di skilift, un ascensore per le terrazze panoramiche, una parete da arrampicata e una caffetteria.
Ma al di là della sua capacità di trasformarsi in attrazione, il nuovo termovalorizzatore di Copenaghen ha due caldaie a grata, in grado di bruciare ciascuna 35 tonnellate di rifiuti ogni ora, con un carico termico nominale di 112 MW. Lo schema tecnico scelto garantisce il massimo recupero di energia elettrica e termica, senza soffrire consistenti variazioni della composizione del rifiuto bruciato. Inoltre, il sistema di condensazione del vapore dei fumi messo a punto per questo impianto, permette un ulteriore recupero del calore, incrementando di circa il 20%, garantendo, quindi, un rendimento complessivo di 107%.
A regime l’impianto garantisce energia per il riscaldamento a 140mila appartamenti della città e corrente elettrica a circa 500mila abitanti. Per comprenderne la portata, il termovalorizzatore è simile all’impianto italiano di Figino che fornisce il teleriscaldamento in vari quartieri di Milano, la metà in termini di potenza dell’impianto A2A di Brescia.
Ma a Copenaghen non tutti i rifiuti diventano energia. L’impianto, infatti, è anche in grado di suddividere la spazzatura in materiale da incenerire e materiale da riciclare. I metalli vengono estratti dalle ceneri della combustione e anche le stesse ceneri vengono riciclate e trasformate in materiale inerte per calcestruzzo o per il manto stradale al posto della sabbia o della ghiaia. Inoltre, l’acqua della condensazione del vapore contenuto nei gas viene recuperata per reintegrare quella perduta lungo la rete di teleriscaldamento.

Il sistema di gestione della raccolta differenziata (Foto di ARC)

 

Se in Italia i termovalorizzatori sono al centro di polemiche ambientaliste a causa di elevati livelli di inquinamento, a Copenaghen il problema è stato minimizzato grazie a un particolare trattamento dei gas prodotti dalla combustione dei rifiuti. I gas vengono trattati da un filtro elettrostatico, da un catalizzatore triplo (seguito dall’economizzatore), uno scrubber e soprattutto dal sistema di condensazione del vapore acqueo. Le acque reflue di processo di condensazione vengono trattate in un sistema di precipitazione convenzionale, integrato con filtri a sabbia, filtri a carbone e scambiatori ionici. Il condensato è trattato con un processo di osmosi inversa che produce acqua pulita, potenzialmente priva di sali e inquinanti. Tutto questo processo di trattamento dei fumi si è reso necessario per ridurre i costi delle tasse sulle emissioni inquinanti: per ogni chilo di ossidi di azoto emesso infatti, in Danimarca si pagano 3,3 euro. Ciò ha incentivato l’istallazione di impianti di depurazione dei fumi, riducendo i composti dell’azoto a meno di 15 milligrammi ogni metro cubo d’aria emessa. 

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