Gli incontri territoriali con gli iscritti: intervista al Presidente

Gli incontri territoriali con gli iscritti: intervista al Presidente

Il Consiglio di amministrazione di Inarcassa, eletto per il quinquennio 2015-2020, si è insediato il 9 luglio 2015 e, dopo poco più di una decina di giorni, il neo Presidente Giuseppe Santoro ha iniziato un lungo “tour” in giro per l’Italia allo scopo di incontrare gli iscritti all’Associazione ma, soprattutto, come lui dice, “di far arrivare la voce di Inarcassa dal Nord al Sud…”.

E lo ha fatto attraverso circa ottanta seminari formativi, organizzati dagli Ordini professionali degli ingegneri e degli architetti, con il supporto dei Delegati provinciali, durante i quali ha ricevuto ottimi riscontri in termini sia di partecipazione sia, soprattutto, di ascolto.

È tempo, quindi, di fare il punto sui temi emersi durante questi incontri e in particolare sugli argomenti di maggiore interesse per i Colleghi, sentendo direttamente dal Presidente le sue impressioni dopo un contatto così intenso e diffuso con gli associati di tutta Italia.

Intervisto il Presidente alle ore 19.00 di una sera di novembre, nel suo ufficio, al quarto piano della palazzina B della sede di Via Salaria, ristrutturato nel 2014, dove spiccano poltroncine dal bel colore giallo ocra. Entrando si respira subito aria della sua “sicilianità”: su un tavolo alla sinistra della scrivania tre vasi in ceramica con le classiche teste di moro della tradizione siciliana e sulla parete retrostante un quadro con la cartina geografica della Sicilia, sulla quale è evidenziato con un post-it il suo paese, Priolo Gargallo (Siracusa). Sulla parete laterale, alle sue spalle, un quadro dai tratti futuristi, opera di sua madre, rivelatasi pittrice all’età di 60 anni. Sulla scrivania la foto di famiglia e sulla parete di destra un bel quadro acquistato da un Delegato architetto, noto pittore. Di fronte all’ufficio del Presidente una piccola sala riunioni e, accanto, le stanze destinate al personale della segreteria. Sullo stesso piano, non lontano dal suo ufficio, una grande sala, destinata alle riunioni del Consiglio di amministrazione, altamente tecnologica, nella quale spiccano un grande tavolo rettangolare in legno e un ampio schermo per le proiezioni video durante le riunioni.

Presidente, mi sembra naturale iniziare questa intervista chiedendole un bilancio di questa lunga serie di incontri territoriali con gli iscritti alla nostra Associazione.

Fin dalla mia elezione a Presidente mi sembrava che una delle opportunità più grandi fosse quella di presentarsi agli iscritti e questo, nel difficilissimo momento attuale, significa far giungere la voce di Inarcassa dal Nord al Sud per un progetto di condivisione e di comunicazione che il Consiglio di Amministrazione ha voluto. Il bilancio è senza dubbio positivo perché devo riscontrare che non ho mai ricevuto aspre critiche, attacchi o deplorazioni; ovviamente bisogna mettersi nella condizione di saper ascoltare gli iscritti che attualmente attraversano mille difficoltà. Il solo fatto che il Presidente di Inarcassa ascolti queste problematiche è per loro positivo tant’è che molti Ordini professionali e i loro stessi Presidenti continuano a chiedere di organizzare seminari, anche annualmente. In questo modo c’è un sostanziale avvicinamento agli iscritti da parte di Inarcassa. C’è sempre il caso in cui Inarcassa ha qualcosa da farsi perdonare, per cui bisogna anche saper chiedere scusa, soprattutto in questo momento di grandi incertezze lavorative. L’afflusso ai seminari è stato veramente impressionante, al di là del rilascio dei crediti formativi; in alcuni casi siamo arrivati, tra presenti in sala e collegati via web, a circa 1.300 partecipanti in un unico evento.

Entrando nel dettaglio e volendo considerare un ordine gerarchico dei temi più sentiti, quali sono i primi tre temi che Lei ha riscontrato essere di maggiore interesse per gli iscritti?

Anche se ho notato che in diversi incontri le sale erano piene di giovani, i temi di maggiore interesse sono stati quelli dei professionisti che si stanno avvicinando alla pensione. Il primo tema che desta maggiore attenzione è quello della pensione anticipata, soprattutto a 63 anni. Poi, l’accredito figurativo sul montante contributivo per i primi cinque anni di iscrizione e, infine, la ricongiunzione gratuita, calcolata con il sistema contributivo, che, come noto, è in vigore in Inarcassa dal 1° gennaio 2015. In particolare, il tema della ricongiunzione gratuita assume un valore rilevante in quanto è sempre più spezzettato il percorso professionale e previdenziale, soprattutto dei giovani. Per cui la possibilità di riunire gratuitamente i contributi presenti in diverse gestioni previdenziali è molto apprezzata.

Lei ha incontrato gli iscritti dopo un lungo periodo di crisi, purtroppo non ancora concluso, anche se ci sono dei segnali di ripresa. Crisi che ha comportato ricadute negative rilevanti anche per le professioni di ingegnere e di architetto, in un periodo durante il quale si è assistito a molti cambiamenti, come la previdenza della nostra Cassa, che è stata modificata anche a seguito del Decreto “Salva Italia” del 2011. L’introduzione del sistema contributivo e il welfare di Inarcassa, diventato sempre più “integrato” per le rilevanti forme di assistenza, di aiuti e di agevolazioni via via introdotte, hanno cambiato il volto del nostro Ente, per cui Le chiedo: in quale modo ha cercato di fornire ai Colleghi elementi di fiducia verso la nostra Associazione e nelle nostre libere professioni?

La chiave di volta della fiducia verso la nostra Cassa sta nel far comprendere che il risparmio previdenziale obbligatorio è certamente un accantonamento forzoso e non una tassa. Capire che questo risparmio costituisce una salvaguardia nel futuro è un elemento prioritario. La previdenza non si trova ai primi posti nei bisogni di un giovane professionista che ha altre incombenze da affrontare, come il lavoro, la famiglia, i figli e così via; occorre tuttavia che la problematica non sparisca dalla loro area d’interesse, per poi ripresentarsi solo quando si raggiungono i requisiti per richiedere la pensione. Così diventa difficile, e forse troppo tardi, poter costruire un percorso previdenziale appropriato. Per questo la cultura del risparmio previdenziale, in tutte le sue forme, deve essere al primo posto nella vita di ognuno.

Per quanto riguarda la professione occorre dire che è cambiata ed è mutato anche il modo di lavorare e oggi, soprattutto gli architetti, soffrono di questo cambiamento. L’ingegnere riesce comunque a proporsi e riproporsi nel mondo del lavoro, anche senza la partita Iva. Per un architetto è molto più difficile perché se non è in possesso della partita Iva è quasi tagliato fuori. Con la crisi dell’edilizia poi il reddito degli architetti è crollato completamente. Bisogna trovare altre modalità per lavorare insieme e il lavoro va forse inventato. Occorre farsi promotori di nuove attività, come ad esempio le molte start-up multidisciplinari che stanno nascendo, perché è impensabile che la figura dell’ingegnere o dell’architetto sparisca dall’ambito professionale, così come non può accadere per qualunque altra categoria.

Ha potuto cogliere un mutamento di sensibilità verso il “sistema” Inarcassa nei giovani ingegneri e architetti liberi professionisti, anche a seguito dei cambiamenti introdotti dalla nostra Riforma previdenziale del 2012?

In questi incontri, oltre ai tanti giovani, ho notato una importante presenza femminile. Professioniste che hanno posto domande soprattutto sull’indennità di maternità, sull’indennità di paternità e sulla contribuzione figurativa relativa ai primi cinque anni di iscrizione. Ho cercato di spiegare che Inarcassa non potrà mai sostenere il reddito dei professionisti, giovani compresi. Emblematico è il fatto che nonostante la Cassa metta a disposizione delle somme a tasso agevolato per la ristrutturazione dello studio, molti iscritti non le richiedono perché non sanno come restituirle, data la scarsità di lavoro, anche se gli interessi sono bassissimi. Lo ripeto, Inarcassa non può difendere il reddito dei professionisti, ma certamente il loro risparmio previdenziale si! Perché è certo che tutti prenderanno la pensione, compreso il giovane che si iscriverà domani dal momento che la sostenibilità di Inarcassa è garantita ben oltre i 50 anni. Il vero problema è l’adeguatezza del risparmio previdenziale e, quindi, della pensione.

In particolare, con riferimento al caso del giovane professionista che si iscrive alla nostra Associazione, mediamente a 30 anni, che usufruisce per i primi cinque anni della riduzione dei contributi e poi rimane iscritto per altri 25 anni, anche non continuativi, i giovani iscritti si sentono molto coinvolti quando vengono a sapere che Inarcassa, attraverso il meccanismo dell’accredito figurativo, accantonerà sul loro montante contributivo l’intero importo, senza alcuna riduzione, come se avessero sempre versato contributi interi. Un tema cruciale, dunque, che concorre a evitare lo scontro intergenerazionale. È la collettività di tutti gli iscritti che provvede al futuro previdenziale tanto dei giovani quanto dei professionisti più anziani.

Nel suo giro ha incontrato iscritti appartenenti a diverse realtà territoriali del nostro Paese, con problematiche, come sappiamo, a volte molto diverse, vuoi economiche, vuoi professionali, per cui Le chiedo: riesce a sintetizzarci almeno i diversi approcci che ha riscontrato nelle varie aree d’Italia da parte dei Colleghi?

Le esigenze riscontrate al nord sono di spessore e di tenore diverso rispetto al sud, dove si fa più fatica ad andare avanti. Al nord c’è l’esigenza di avere certezza dell’investimento effettuato, quindi certezza del ritorno pensionistico.

Anche al sud c’è questa sensibilità ma il problema di molti giovani architetti e ingegneri è quello di sentirsi realizzati dal punto di vista professionale. Al sud, con l’espulsione dal mondo pubblico di molte figure professionali, con il venir meno del posto fisso e con la crisi dell’edilizia, i problemi si sono molto acuiti. L’esplosione di facoltà universitarie, sia al nord sia al sud, molto di più in architettura che in ingegneria, ha portato i giovani a procrastinare sempre più la scelta futura di inserimento nel mondo del lavoro; pertanto, l’università è vista non tanto come opportunità, anche dal punto di vista culturale, ma, in alcuni casi, come momento di passaggio che permette di posticipare la decisione futura.

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