In un Paese che cambia

In un Paese che cambia

C’è stato un referendum in Italia. Pochi mesi prima ve ne sono stati uno in Gran Bretagna e un altro in Ungheria. Nel frattempo si è votato negli Stati Uniti e in Austria. Spetterà agli analisti della politica esaminare questi voti e le molteplici ricadute che ne deriveranno. E sarà compito dei sociologi comprendere l’evoluzione di lungo periodo della nostra società e del resto del Mondo Occidentale.

Tuttavia, un’analisi va fatta e un segnale va colto. Mi auguro che entrambi possano servire da monito per la nostra Cassa: la principale minaccia al buon governo di un Paese, così come alla buona governance di un’istituzione privata, è il populismo. Non importa se proviene dal vertice o dalla base: il populismo è invariabilmente portatore di scelte sbagliate che, alla lunga, creano avversione e danneggiano coloro che le hanno compiute.

Il nostro Comitato nazionale dei delegati, oggi, è un’assemblea coesa e consapevole del proprio ruolo istituzionale e delle responsabilità che deve affrontare nell’ambito del mandato ricevuto. Una visione unitaria e condivisa non è un punto di arrivo ma di partenza. Deve consentire a Inarcassa di porre nuove basi al futuro di architetti e ingegneri liberi professionisti. Deve servire per impegnarsi a rendere più compatibili i rapporti tra versamenti contributivi, domanda di previdenza e assistenza, capacità di assorbimento del mercato del lavoro e invecchiamento della popolazione. Un cerchio difficile da quadrare, se pensiamo che ogni governo tende sempre a ‘riformare le riforme’.

E proprio dalle nostre parti, tanto lo Stato quanto gli Enti privatizzati sono stati costretti a rivedere funzioni, competenze e impegni per contrastare bizzarrie normative in materia previdenziale e rottamazioni estemporanee di tutele sociali nella sanità e nella sicurezza del lavoro. È tempo di serietà, di chiarezza e di certezze.

Siamo investitori di lungo periodo e, in quanto tali, non vogliamo vivere di regole contingenti. Siamo un soggetto privato e la nostra autonomia decisionale è il più importante presidio della bontà delle nostre politiche. Siamo un ente che produce welfare, che amministra e assicura la previdenza e l’assistenza dei nostri associati. Sono loro i veri beneficiari del patrimonio che gestiamo. La garanzia di questa funzione e degli strumenti che la difendono non sarà subordinata a scelte e iniziative incompatibili con le nostre finalità. Ed è sempre ai nostri associati che si rivolgono i progetti del nuovo anno. Progetti costruiti su regole certe, una governance fondata su trasparenza e correttezza, sani e prudenti investimenti di breve e lungo periodo con adeguati criteri di rischio e rendimento. Solo su queste basi e a queste condizioni, Inarcassa offrirà in dote al Governo che verrà il proprio know how e sarà pronta a concorrere, con fiducia e rinnovata determinazione, al raggiungimento dei migliori obiettivi in tutti i settori della politica, dell’economia e della cultura.

Guardando al futuro, mi piacerebbe che il 2017 fosse un altro anno di scelte coraggiose, compiute per sostenere la professione e il suo welfare: la definizione del tasso di capitalizzazione, l’indennità di paternità, la mitigazione delle sanzioni, la creazione di un fondo a sostegno delle professioni alimentato dalla tassazione sulle rendite degli Enti; e, perché no, anche un innovativo sottosegretario alle professioni.

Iniziative che porteremo avanti e sosterremo per un’effettiva crescita delle opportunità per i nostri associati, nella misura in cui non costituiranno un precedente per scelte future, magari popolari, ma rischiose per il buon governo della Cassa. È in questo solco – che coniuga il rigore e la tutela dell’interesse della nostra grande famiglia – che intendiamo proseguire.

Buon Anno a tutti.

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