Cambiamenti climatici e futuro della professione<br> Al via il Congresso Nazionale degli Architetti

Cambiamenti climatici e futuro della professione
Al via il Congresso Nazionale degli Architetti

Il rispetto per l’ambiente e la cultura della legalità saranno temi centrali del dibattito

Si terrà a Roma dal 5 al 7 luglio prossimi – presso l’Auditorium Parco della Musica – l’8° Congresso Nazionale degli Architetti Italiani. L’Ordine degli architetti di Roma, forte anche delle esperienze del passato, cercherà di dare un contributo importante in termini di prospettive e di strumenti per costruirle. Questa è un’occasione per poter alzare la testa dal lavoro quotidiano e ragionare sulla nostra situazione professionale.
Il fine di un Congresso Nazionale è ragionare sui temi alti della professione, definire i problemi, intravederne le risposte e possibilmente proporre la creazione di strumenti concreti in un confronto aperto con le parti sociali. Le linee programmatiche del CNA, alla base del Congresso, sono di ampio respiro e indicano, giustamente, come il lavoro dell’architetto non sia slegato dal contesto economico globale, a partire dalla situazione economica. Abbiamo visto come la crisi economica, iniziata con il tracollo dei “subprime” americani, abbia influenzato fortemente il nostro settore negli ultimi dieci anni. Ci sono stati capovolgimenti epocali, ma forse dopotutto, non tutto è stato negativo. La tipologia di sistema economico, il liberismo per intenderci, basato sul lasciar fare alle imprese e sull’assenza di intervento dello Stato regolatore, ha fatto sì che il profitto a tutti i costi prendesse piede: un profitto spesso distruttivo che, da una parte dava (e dà) pane e dall’altro distruggeva (e ancora distrugge) il futuro. Così è nata la crisi.

Il cambiamento climatico
Le attività umane influenzano il clima. I cambiamenti prodotti dall’uomo rappresentano già un costo pesante per l’economia e hanno avuto vari effetti devastanti, come l’innalzamento dei livelli dei mari che ha portato a eventi disastrosi. Secondo la stima dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite (UNHCR) mezzo miliardo di persone sono da considerarsi Climate refuges. La stessa New York ha messo in campo un progetto chiamato DRY LINE che salvaguarderà Long Island dall’innalzamento del mare prodotto da uragani sempre più devastanti. L’ultimo, “Sandy”, aveva allagato New York e prodotto in tutti gli Stati Uniti 16 miliardi di dollari di danni. In Italia l’effetto più evidente dei cambiamenti climatici riguarda il flusso migratorio. L’Africa centro-orientale già oggi risulta essere per buona parte un luogo inabitabile. L’innalzamento delle temperature spinge le popolazioni a migrare in massa per trovar rifugio e fortuna in ambienti più ospitali. Moltissimi si sono spostati in Kenya e Sud Africa, molti ancora hanno tentato fortuna cercando di attraversare il Mediterraneo. Non è un evento puntuale, ma è un evento strutturale. I dati di Open Migration indicano in un milione gli sbarchi avvenuti in Europa nel 2016. Dati impressionanti di una pressione migratoria epocale che non può non venir considerata: l’inverno del 2015-2016 è stato il più secco di sempre: -92% di piogge a novembre, -87% a dicembre e -67% a gennaio. Il 2017 è stato anche più siccitoso e si è arrivati a temere il razionamento dell’acqua anche in città importanti come Roma. E la siccità si è portata dietro incendi nel 2016 che hanno distrutto circa 48.000 ettari di boschi e, nel 2017, 74.965 ettari: ben 447mila ettari ‘bruciati’ dal 2010.

In questo contesto cosa possono fare le professioni? Cosa debbono fare i professionisti? Il RIBA di Londra ha cercato di prefigurarsi quali saranno i fattori macroscopici che determineranno i cambiamenti delle città e, fatto abbastanza scontato, questi sono risultati essere l’aumento della popolazione, 40% in più, e il fatto che il 70% di questa vivrà nelle città. Il RIBA si chiede se all’interno di questo contesto che viene a formarsi esisteranno ancora gli studi di architettura e quali dovranno essere le loro competenze. Un cambio di rotta radicale per contenere queste devastazioni è un imperativo categorico. Non è più sostenibile un’economia lineare che mira al solo profitto distruggendo l’ambiente. Lo sviluppo e la ricerca del profitto devono essere incanalate nell’alveo di percorsi indirizzati al miglioramento dello stato spirituale e materiale della società. Il profitto deve essere piegato a ragioni etiche e sociali (che è proprio quello che predica il nostro codice deontologico e la nostra Costituzione). Questa è l’unica strada che il premio Nobel per l’economia, Edmund Phelps, intravede per salvare il nostro pianeta. Un cambiamento di prospettiva che metta al centro la cultura come strumento di miglioramento delle condizioni sociali.

“La bellezza è un fatto etico” (e allo stato attuale, è l’unico sistema perseguibile per preservare il futuro). Le premesse fatte indicano tutte una sola strada percorribile che è quella di un’economia circolare sostenibile. In questo contesto, il ruolo che dovrà tornare ad avere l’architetto non sarà solo quello ormai limitato di garanzia nei processi di modifica dell’ambiente naturale e costruito, ma sarà soprattutto di garanzia di un futuro sostenibile. L’architetto potrà avere un’importanza determinante in termini, soprattutto, di produzione circolare e anche di coordinamento di processi di produzione in chiave di sostenibilità e produzione energetica. La sostenibilità salverà ambiente ed economia.

La bellezza, o meglio la sua ricerca e concretizzazione, è un fatto etico perché producendola si riesce a migliorare lo stato di una società e quindi a progredire nella conoscenza. La cultura rappresenta il processo attraverso il quale si mira ad agganciare la bellezza, e comprende:

  • saper avere una visione di miglioramento di un luogo e rispondere insieme alle necessità reali, fisiche ed intellettive della società;
  • sapersi dotare dei più corretti ed utili strumenti per costruire il punto 1;
  • infine, saper realizzare, concretizzare, ciò che si è prefigurato.

 

 

In passato siamo stati maestri sapienti in questo campo. Cultura è quindi un processo di miglioramento e non di distruzione. Per i dati macroscopici che abbiamo, non possiamo più permetterci di fare profitto distruggendo (antitesi della cultura).
La salvaguardia dell’ambiente è ormai un imperativo categorico. Quindi si impone un diverso approccio allo sviluppo economico, non più lesivo dell’ambiente, rispettoso del riuso delle risorse ambientali in un’ottica di un diverso sistema economico dove il profitto sia sottoposto a regole ferree di salvaguardia ambientale e sociale. Perciò il nostro ruolo di tecnici non può che essere quello descritto dal nostro codice deontologico; e gli strumenti a nostra disposizione, per tornare ad esercitare un ruolo di garanzia, non potranno prescindere da strumenti che siano adatti a salvaguardare gli interessi pubblici: legge sull’architettura, minimi tariffari, abbattimento delle questioni burocratiche.

Cultura della legalità. È fondamentale che ogni sistema economico, per una sana competizione basata su un sistema meritocratico, abbia come presupposto principale la base di legalità. Troppo spesso abbiamo visto nel settore professionale impostare la competizione tra professionisti non sulla qualità dei servizi espressi, ma sulle capacità di abbattere i tempi burocratici. Lo strumento deontologico deve essere inflessibile, a tutela di un sistema capace di esprimere la competizione su un piano puramente qualitativo. In quest’ottica il presidente dell’Ordine degli architetti di Palermo, Franco Miceli darà un apporto fondamentale all’evento con la sua esperienza. Sempre da Palermo l’arch. Nicosia, con la sua associazione di architetti, indicherà come fondamentale per la rinascita delle professioni, la legalità come fattore imprescindibile per un corretto sviluppo delle nostre città del futuro.
In questo solco, l’Ordine degli architetti di Roma e provincia, sulla base anche della legge n. 81/2017, in attesa degli strumenti di attuazione della legge, si sta preparando a dare un supporto ai professionisti attraverso la creazione di una commissione di saggi CICLOPE che cercherà di eliminare i problemi burocratici, dando un supporto reale ai professionisti, mettendosi come sempre a disposizione dell’amministrazione comunale e tentando di spostare i termini della competizione, dal piano burocratico a quello della qualità dell’architettura. Il fattore qualità potrà tornare a dare, come in passato, una spinta culturale ed economica potente alla Capitale.

Cultura nella Costituzione. L’Ordine degli architetti di Roma e provincia ritiene imprescindibile iniziare a verificare i pilatri su cui il nostro Paese si fonda: il tema costituzionale è un tema importante che dà indirizzi precisi e inequivocabili. Il tema del lavoro risulta un cardine principale. Un lavoro che si fa strumento di miglioramento sociale, che indirizza ogni tipologia di iniziativa economica nell’alveo del progresso sociale e spirituale dei cittadini. Quello costituzionale è un tema di base che riesce a darci un ampio orizzonte su cui riflettere anche nell’ottica di un nuovo sistema economico che deve avere come obiettivi gli stessi fini ultimi costituzionali. Gli ultimi anni hanno visto, attraverso le liberalizzazioni nei settori delle professioni ordinamentate, una progressiva sottrazione degli strumenti utili ai professionisti per poter operare in scienza e coscienza. Da una parte abbiamo visto aumentare le responsabilità personali e dall’altra sparire gli strumenti che ci permettevano di prendere quelle responsabilità.

 

Il settore delle professioni ordinamentate rispecchia, con i propri codici deontologici, proprio quei princìpi di progresso materiale e spirituale, di garanzia espressa per la società. Non vi è per i professionisti altro modo di operare se non nel solco della Costituzione: per questo non si sarebbero dovuti cancellare i minimi tariffari, perché questi permettevano ai professionisti di spostare la competizione sulle proprie capacità professionali e non sui ribassi che spesso, poi, risultano essere poco utili per il committente. Ed è per questo che il codice deontologico degli architetti al suo incipit cita tre articoli della nostra Costituzione:
Visto l’Art. 4, comma 2, Cost. che così recita: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”;
Visto l’Art. 9 Cost., che così recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”;
Visto l’Art. 41 Cost., che così recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. La legge stabilisce i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

L’architettura come valore economico. Il sistema economico odierno è in fase di cambiamento, con i suoi lati positivi e i lati negativi. L’economia circolare dà la possibilità di sviluppo al Paese agganciando il lavoro e il profitto alla locomotiva della sostenibilità energetica e ambientale, salvaguardando, di conseguenza, finalmente le risorse ambientali e ultimo, ma non ultimo, al progetto di modifica ambientale attraverso progetti di architettura.

 

 


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