“No ai bandi di gara irregolari” <br>La Fondazione a sostegno della professione

“No ai bandi di gara irregolari”
La Fondazione a sostegno della professione

Un sistema di segnalazione anonimo garantisce ai professionisti un’utile protezione

La tutela e il sostegno alla libera professione restano la mission più profonda della Fondazione Inarcassa. Lo conferma il rinnovato Statuto, approvato dal Consiglio direttivo nel settembre scorso, il cui art. 4, tra i macro obiettivi, prevede che l’interesse collettivo dei liberi professionisti sia tutelato (anche) attraverso “ogni più opportuna iniziativa pre-contenziosa (istanza di parere all’Anac, diffida al ritiro in autotutela, etc.) o contenziosa (ricorso giurisdizionale) volta a contrastare l’attività delle amministrazioni che risultasse affetta da vizi di legittimità pregiudizievoli degli interessi della categoria di cui la Fondazione è ente esponenziale”. L’art. 4, più d’ogni altra norma statutaria, regola e conferma l’impegno della Fondazione Inarcassa nel contrasto ai bandi irregolari, quelli, cioè, di fronte ai quali i liberi professionisti architetti e ingegneri si trovano sempre più frequentemente esclusi a causa di meri vizi procedurali o sostanziali.

Il citato art. 4 interpreta lo spirito e la forza attraverso cui la Fondazione Inarcassa promuove, da un lato, un’azione concreta di sostegno ai liberi professionisti nell’ambito dell’attività di contrasto ai bandi di gara irregolari dei servizi di architettura e ingegneria; dall’altro, consente di cogliere quelle anomalie ancora oggi presenti nella normativa vigente in materia di contratti e lavori pubblici, nonostante il corposo intervento del legislatore con il testo di modifica del Codice Appalti (d.lgs 50/2016).
La Fondazione, in questi anni, è sempre più diventata un punto di riferimento per tanti architetti e ingegneri liberi professionisti. Poter contare, infatti, su un servizio gratuito di segnalazione dei bandi di gara irregolari, preservando il totale anonimato, garantisce agli stessi professionisti una protezione concreta ed efficace nel meccanismo, ancora farraginoso, di partecipazione alle gare.
Nel novembre scorso, il Consiglio ha individuato un percorso ancora più snello ed efficace di segnalazione dei bandi di gara, al fine di consentire a ciascun professionista, registrato o meno alla Fondazione, di trasmettere le “evidenti” irregolarità ravvisate in un bando e sottoporle alla duplice attenzione del Consiglio direttivo e dello Studio legale dell’avvocato Riccardo Rotigliano, con il quale, appunto, è stata stretta una partnership ancora più incisiva.

Rispetto al passato, ovvero da quando già il precedente Consiglio direttivo aveva intuito che l’attività di contrasto ai bandi irregolari rappresentasse un supporto concreto allo sviluppo delle carriere dei liberi professionisti, nonché un’effettiva tutela della categoria, le irregolarità, raccolte in un’apposita scheda disponibile sul portale della Fondazione, sono trasmesse congiuntamente alla documentazione di gara all’indirizzo: segnalazionebandi@fondazioneinarcassa.it. Con l’avvio della segnalazione si apre una procedura di esame e verifica da parte dello Studio legale a seguito della quale – appurate le illegittimità alla luce della normativa vigente – propone al Consiglio direttivo di avviare un’azione di contrasto che si consuma prevalentemente in una diffida al ritiro in autotutela notificata alla stazione appaltante, la richiesta di intervento del giudizio dell’Autorità anticorruzione, attraverso lo strumento dell’istanza di parere di pre-contenzioso – di cui all’art. 211, comma 1, del Codice Appalti – e, in ultima battuta, il ricorso al giudice amministrativo. Si tratta di strumenti di contrasto che consentono di affiancare il professionista lungo il tortuoso cammino di partecipazione ai bandi di gara.
Dal novembre dello scorso anno ai primi giorni di maggio 2018, sono state notificate ben 51 diffide alle stazioni appaltanti. Errore nei calcoli dei corrispettivi, insufficienza della base d’asta, violazione dei termini minimi di presentazione delle domande di partecipazione, esclusione di una categoria professionale, sono tra le più evidenti e frequenti irregolarità riscontrate dall’ufficio della Fondazione. In molti dei casi esaminati, infatti, le stazioni appaltanti non consentono ai professionisti di verificare la congruità del valore dell’affidamento dei servizi impedendo loro di presentare un’offerta adeguata. In altri, nei bandi di gara è assente l’indicazione dei corrispettivi, in evidente violazione delle Linee Guida Anac n. 1 secondo cui “per motivi di trasparenza e correttezza è obbligatorio riportare nella documentazione di gara il procedimento adottato per il calcolo dei compensi posti a base di gara, inteso come calcolo dettagliato delle prestazioni e dei relativi corrispettivi”.
I risultati ad oggi ottenuti appaiono essere piuttosto incoraggianti. Non sono pochi i casi nei quali le stazioni appaltanti si mostrano disponibili ad accogliere le doglianze mosse. Spesso, infatti, i bandi contestati sono oggetto di rettifica nelle parti segnalate o, addirittura, di annullamento della procedura di gara. In altri casi, invece, si rende opportuno proseguire l’azione di contrasto coinvolgendo l’Anac, attraverso una richiesta di parere di pre-contenzioso oppure rivolgendosi al giudice amministrativo.

Il lavoro dell’Anac è molto prezioso per almeno due ragioni. Da un lato, consente ai portatori legittimi di interessi di richiedere un parere circa le “questioni insorte durante lo svolgimento delle procedure di gara” (c. 1, art. 211 del Codice Appalti). Dall’altro, attivando il meccanismo di cui al comma 1 del citato articolo, l’Anac formula pareri utili non solo per le parti coinvolte nel procedimento, ma anche per tutti glialtrisoggetti,soprattuttolestazioniappaltanti, che in futuro, per casi analoghi, potranno sfruttare le indicazioni dell’Autorità per non incorrere in quei vizi sostanziali o procedurali nella redazione dei bandi di gara. Dall’attività di contrasto ai bandi irregolari promossa dalla Fondazione esce un quadro piuttosto articolato nel quale la pubblica amministrazione pare faccia ancora molta fatica ad adeguarsi alle disposizioni del nuovo Codice e alle indicazioni dell’Anac, soprattutto per ciò che riguarda l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria. È proprio in questo contesto che la Fondazione si pone quale attore centrale nella tutela dell’interesse collettivo della categoria professionale – alla luce dell’art. 4 dello Statuto – attraverso la ricerca e la costruzione costante del dialogo con tutti i soggetti istituzionali più o meno coinvolti nella definizione delle politiche a sostegno della libera professione.
La Fondazione opera dunque in una dimensione nella quale l’attività di contrasto ai bandi irregolari si completa nella più ampia attività di lobbying che porta avanti sin dalla sua costituzione, vale a dire la capacità di cogliere tutte quelle opportunità nelle quali poter presentare, in ogni sede istituzionale, le proposte di modifica alle politiche a sostegno della libera professione. In questo senso, se da un lato l’attività di contrasto ai bandi, soprattutto grazie ai professionisti “segnalanti”, consente di verificare ed esaminare quotidianamente le anomalie presenti nella vigente normativa di riferimento, dall’altro, attraverso la costruzione di una rete di relazioni istituzionali ad hoc, la Fondazione è in grado di porsi quale attore attivo nelle policy di riferimento della categoria. È quanto già accaduto, ad esempio, durante il percorso di approvazione del “correttivo” al Codice Appalti (d.lgs. 19 aprile 2017, n. 56), in occasione del quale la Fondazione, in forza del proprio ruolo a tutela degli interessi collettivi della categoria, ha presentato proposte integrative e modificative al testo, con particolare riferimento alla disciplina degli appalti integrati e in materia di concorsi di progettazione.
Così come nel lungo iter di approvazione della norma sull’equo compenso esteso a tutte le professioni, introdotta recentemente nella legge n. 172 del 2017 di conversione del dl 148/2017, che ha visto la Fondazione impegnata sin da subito in un articolato modello di relazioni sul piano istituzionale per promuovere un interesse legittimo per tutta la categoria dei liberi professionisti e il rispetto del DM parametri del 17 giugno 2016 per la determinazione del corrispettivo al professionista.

 

È probabilmente sul tema dell’equo compenso che appare in tutta la sua evidenza l’intreccio tra l’attività di contrasto ai bandi irregolari e il ruolo di portatore di interessi legittimi della Fondazione. Basti solo pensare alla campagna #sevalgo1euro promossa da Fondazione, Inarcassa e Reti delle Professioni Tecniche volta ad affermare il principio per il quale il libero professionista, al pari di ogni altro lavoratore, ha diritto ad una “retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, in forza dell’art. 36 della Carta Costituzionale.
Il fine ultimo dell’attività di contrasto ai bandi irregolari, ambizioso quanto auspicabile, è certamente quello di provare a raccogliere, sul territorio dove operano tutti i giorni i liberi professionisti, esperienze e “casi studio” circa la condotta delle stazioni appaltanti. Il continuo richiamo al DM parametri è certamente l’obiettivo primario della Fondazione nell’attività di contrasto ai bandi irregolari perché assicura il rispetto del citato art. 36 della Costituzione. Allo stesso tempo, il lavoro sul campo consente di formulare proposte e pareri migliorativi alla normativa sui lavori pubblici, in termini sia di snellimento delle pratiche burocratiche, sia delle procedure di precontenzioso affidate dal Codice all’Anac. Il lavoro svolto ha il solo obiettivo di assicurare e garantire la piena tutela dei diritti degli architetti e ingegneri liberi professionisti, attori sempre più attenti nel “mercato regolato” dei lavori pubblici a segnalare alla Fondazione le irregolarità e criticità evidenti nei bandi di gara.

 


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