Al nuovo Parlamento il compito di semplificare

Al nuovo Parlamento il compito di semplificare

Per rilanciare il Paese è necessario snellire la burocrazia

A ncora non sappiamo se il nuovo Parlamento avrà forze sufficienti per occuparsi dei principali problemi che condizionano il Paese o se si limiterà a varare una legge elettorale che consenta una maggiore governabilità. In ogni caso, dev’essere superata la fase di parossistico cambiamento normativo, che ha reso incerto ogni procedimento, competenza, diritto, fino a scoraggiare le iniziative economiche e imprenditoriali, per eccesso di aleatorietà delle regole.
Il problema, infatti, non è quello di rendere più efficiente la produzione di leggi, quanto di migliorarne la qualità e di operare una semplificazione che permetta di recuperare certezza del diritto e ridurre gli obblighi a carico dei cittadini e delle imprese.
È una necessità per il rilancio del Paese e per migliorare la qualità della vita degli italiani, vessati da infiniti obblighi e adempimenti, responsabilità e sanzioni civili, amministrative e penali. Occorre ritrovare l’equilibrio tra responsabilità e impunità, che renda la funzione pubblica utile e non soltanto un’insostenibile vessazione. Questo è un tema centrale, che ha un influsso diretto sul livello di democrazia effettiva dell’intero Paese.

Fino ad ora, i tentativi di semplificazione sono andati soprattutto nel senso d’incrementare una sussidiarietà, che non ha migliorato l’efficienza, né ha ridotto i costi dell’apparato pubblico, ma ha aggravato le funzioni delegate ai cittadini e ai liberi professionisti. Ci riferiamo alle assunzioni di responsabilità per asseverazioni e autocertificazioni delegate ai professionisti del settore, senza riconoscimenti economici dagli utenti, a causa dell’offerta squilibrata di servizi, che deriva dal soprannumero dei professionisti del settore.

 

Il principio al quale fare riferimento è quindi quello di riduzione radicale delle funzioni. Questa operazione è già difficile nel momento in cui si vuole stabilire quali siano le attività su cui la pubblica amministrazione ha esteso il proprio controllo, creando un obbligo formalistico di licenze, autorizzazioni, concessioni, attestazioni, certificati, permessi, nulla osta, perizie. Si tratta di un problema più serio di quanto si creda. Ma la sensibilità degli italiani, ottusa da cent’anni di vessazioni e limitazioni, imposte da un sistema burocratico invasivo, che si sono tramutate in incentivo al malcostume e che hanno amplificato lo storico sentimento di non appartenenza, non permette di prenderne pienamente coscienza. Se per molti si tratta di riappropriarsi di dignità, libertà e tempo, per gli architetti e gli ingegneri significa poter ritornare al proprio lavoro, riducendo il ruolo degli adempimenti burocratici e delle introduzioni personali; di ridare un valore alla professionalità e alla competenza.
Questo è quanto ALA Assoarchitetti chiede prioritariamente al nuovo Parlamento, per consentire il rilancio del settore delle costruzioni e con questo trascinare una ripresa generale del Paese.

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